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charliebrown01

la coperta di linus
30/04/2007

Con tutte le armi che dispongono le famiglie americane non arriveranno da nessuna parte

A Kansas City un uomo ha aperto il fuoco tra centinaia di persone
Secondo gli inquirenti prima aveva assassinato una donna di 67 anni

Missouri, spara al centro commerciale
fredda due persone e poi viene ucciso


<B>Missouri, spara al centro commerciale<br>fredda due persone e poi viene ucciso</B>

Il luogo della sparatoria

KANSAS CITY (Missouri) - Meno di due settimane dopo la strage del Viriginia Tech, negli Stati Uniti si è consumata un'altra assurda tragedia. Un uomo ha aperto il fuoco in un centro commerciale di Kansas City, in Missouri, uccidendo due persone e ferendone altre due prima di essere a sua volta ucciso da un agente. E gli inquirenti ritengono che lo stesso uomo possa aver in precedenza assassinato una donna di 67 anni trovata morta nella sua casa a una decina di chilometri dal centro commerciale.

Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia, l'omicida è arrivato nel parcheggio del Ward Parkway Center, affollato da centinaia di persone, e ha aperto il fuoco con un fucile uccidendo due persone, un agente che aveva tentato di fermarlo e una donna. Poi è entrato nel centro commerciale e ha ferito altre due persone, seminando il panico fra i presenti, prima di essere colpito a morte.

L'uomo, di cui non si conosce ancora l'identità, sui 50 anni, "sembra proprio che sia arrivato al centro commerciale per sparare alla gente", ha detto un portavoce della polizia di Kansas City, Tony Sanders, citato dal sito della Cnn, anche se, aggiunge Sanders, "non sappiamo ancora se abbia sparato a caso o meno". Forse un gesto di follia è all'origine della strage.

Tutto si è svolto in poco meno di un'ora, nel primo pomeriggio (ora locale), poco prima della mezzanotte italiana. Prima l'anziana donna viene trovata morta nella sua abitazione: è stata assassinata e la sua automobile risulta sparita.

Nel frattempo un poliziotto, che ha ricevuto la segnalazione, cerca di far accostare l'auto rubata ad un benzinaio, ma l'uomo alla guida reagisce, ferendo al braccio l'agente con una pallottola. L'agente risponde al fuoco, ma l'auto riesce ugualmente a ripartire a tutta velocità. L'agente viene ricoverato, ma le sue condizioni non sono giudicate critiche.


Dopo circa un quarto d'ora, un nuovo allarme arriva dal supermercato della catena "Target". Secondo alcune testimonianze, l'uomo arriva nel parcheggio esterno, ferma l'auto e inizia a sparare contro le auto parcheggiate, uccidendo sul colpo due persone. La gente si getta a terra nel panico e almeno altre due persone restano ferite.

Una testimone che era nel parcheggio ha detto a Cnn che l'uomo ha sparato più volte in direzione di uno Starbucks, la celebre catena che vende caffè e cappuccini. "Si è poi fermato, ha ricaricato, e ha iniziato a sparare di nuovo" ha raccontato la donna, Queea Miller. Poi ha iniziato a girare per il centro commerciale, seminando il terrore. Pochi, lunghissimi minuti: è la polizia, poco dopo, a mettere fine all'incubo, uccidendo l'uomo.

Resta da chiarire anche se l'assassino avesse un legame con l'anziana uccisa: i parenti della donna hanno raccontato che un vicino la intimidiva.

Da la repubblica\web

Un'altra storia drammatica, il killer senza apparente motivazione ha ucciso piu' persone, il trand d'avere quasi in ogni famiglia un'arma, non puo' portare da nessuna parte, anzi questi casi saranno sempre presenti, ci vorra' la volonta politica di cambiare la situazione.

Immagjno con buona sicurezza che non sara' certamente bush nel suo ultimo periodo del mandato a cambiare alcunche'.

Lacrime di Coccodrillo

PistolaCocco2.gif

Pensieri e idee, indecenti......

postato da charliebrown01 alle ore 30/04/2007 13:05 | link | commenti
categorie: societa
30/04/2007

1 maggio, vigilia con riflessione.

Morti%20Bianche.gif

Lavoro

Dall'inizio dell'anno ad ora, per lavoro, ci sono:
312 morti
312134 infortuni
7803 invalidi

da http://notimaz.blog.kataweb.it/

1° maggio: impegno contro incidenti al lavoro.
Appello del presidente Napolitano per il 60mo anniversario della strage di Portella della Ginestra: «Ricercare la verità»
Il tema degli incidenti sul lavoro, le cosiddette «morti bianche», è il punto focale delle manifestazioni sindacali in occasione della festa del lavoro del 1° maggio. Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, ha proposto un minuto di silenzio per ricordare le morti sul lavoro. Alla tradizionale cerimonia al Quirinale per celebrare la festa del lavoro fra gli invitati il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto anche alcuni familiari delle vittime di incidenti sul lavoro. A loro il capo dello Stato conferirà la Stella al merito del lavoro alla memoria.
Livia Turco (Ansa)
Livia Turco
LETTERA DI LIVIA TURCO
- «Cari Epifani, Bonanni e Angeletti, oggi l'Italia riparte dal lavoro», scrive il ministro della Salute, Livia Turco, in una lettera ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil che sarà pubblicata martedì sull'Unità. «Da una nuova dignità del lavoro, dove siano di casa il rispetto della persona e l'attenzione ai suoi bisogni nelle diverse fasi della vita. Dove si possa contare su un sistema di tutela della sicurezza e della salute, quale elemento primario del diritto al lavoro. Sul lavoro si muore ancora», riporta il ministro Turco. «E quasi sempre non per imperizia o per tragica fatalità, ma perché il lavoratore non è adeguatamente protetto dai rischi, perché in molte parti del Paese l'attività ispettiva e di vigilanza è ancora troppo incerta ed episodica e perché ai controlli e alle sanzioni sfuggono troppe aree e tipologie di lavoro. Ma anche per una concezione della prevenzione ancora troppo limitata alla prevenzione dell'evento avverso e non, invece, alla presa in carico complessiva della tutela della salute del lavoratore».

CORTEI - Il corteo «nazionale» dei sindacati confederali si svolgerà quest'anno a Torino. Quello dell'Ugl invece si svolgerà a Bologna. Il Cub (Confederazione unitaria di base) sarà in corteo a Milano nel pomeriggio.
I 60 ANNI DI PORTELLA DELLA GINESTRA - «Occorre continuare la ricerca della verità su tutte le circostanze e le responsabilità di quell'inaudito massacro: non solo per dovere verso le vittime innocenti, ma anche per quel che Portella della Ginestra rappresentò come primo segno di una volontà eversiva della nuova legalità democratica repubblicana». Lo scrive Napolitano in occasione del 60° anniversario della strage di Portella della Ginestra in un messaggio ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil di Palermo. Il capo dello Stato sottolinea che «era allora in atto una forte mobilitazione del popolo siciliano per un profondo rinnovamento economico e sociale, di cui caposaldo era la riforma agraria». Napolitano ricorda quindi che «la strage venne compiuta da forze reazionarie che hanno usato banditismo e mafia per colpire i nuovi processi democratici, volti ad aprire la strada alla trasformazione della società siciliana».

Da corsera\web

Che sia la celebrazione come tutti gli anni dei lavoratori, quest' anno a livello nazionale organizzata a torino, sono soddisfatto delle dichiarazioni di parecchi politici e del presidente della repubblica, napolitano, per la denucia e la dovuta sensibilizzazione al problema degli infortuni sul lavoro.

Festa si ma con le dovute correzioni per la salvaguardia del lavoratore.

Primo Maggio a Torino

Il primo maggio 2007 vedrà la manifestazione nazionale a Torino, con la partecipazione dei Segretari Generali, Epifani, Bonanni e Angeletti. Click l'immagine per vedere il manifesto ingrandito.

postato da charliebrown01 alle ore 30/04/2007 12:41 | link | commenti
categorie: lavoro
29/04/2007

Tempi di barriere.

Il muro della discordia è a Saadon Street a Bagdad. Per rendere meno dirompemnte la frattura tra le etnie un gruppo di artisti ha lanciato una campagna di "pacificazione" e ha deciso di dipingerlo.

Bagdad, il muro della discordia a colori

Bagdad, il muro della discordia a colori

Bagdad, il muro della discordia a colori

Da la repubblica\web

Dopo il muro in palestina e quello iniziato in messico, anche questa divisione a bagdad, per un muro crollato a berlino, ne nascono parecchi altri, anche questa prova per far comprendere come la democrazia non sia esportabile, ma acquisita forse un giorno, per l'auto determinazione dei popoli stessi.

postato da charliebrown01 alle ore 29/04/2007 23:51 | link | commenti
categorie: politica
29/04/2007

Diliberto, dopo anni continua lo sforzo per l'unita' di sinistra.

DILIBERTO: SI' UNITA' A SINISTRA

RIMINI - Oliviero Diliberto ha aperto la sua relazione di chiusura del congresso del Pdci sottolineando come le assise del partito abbiano raggiunto un ''grande successo'': ''Siamo al crocevia della discussione politica della sinistra italiana ha detto - siamo stati protagonisti di una proposta politica che mi sembra sia stata accolta dalle altre forze della sinistra in questi tre giorni''.

NOI PER UNITA' SIAMO STATI PREMIATI
''Io difficilmente mi abbandono a note di natura personale ma dopo tanti anni che da soli parlavamo di unita', ora la nostra strada e' stata premiata, avevamo ragione''. Lo sottolinea il segretario del Pdci concludendo il congresso del partito, a proposito dell' ipotesi di un'unita' delle forze di sinistra del Pd.''Ci sono stati dei compagni - prosegue - che hanno deciso di non aderire al Partito democratico e sperimentare una via nuova, cimentandosi nella strada dell' unita'''.

SIAMO PARTITO IN PALLA,CI SIAMO E CI SAREMO
''Siamo un partito in palla, protagonista''. Dice il segretario del Pdci e ricordando le assise del 2001: ''Dopo la sconfitta elettorale il tema era se continuare o meno. Ci chiedevamo se dovessimo scioglierci o meno. Il partito era insicuro di di se'. Oggi tutto e' definitivamente alle nostre spalle: ci siamo e ci saremo''.

NAVIGHIAMO IN MARE APERTO, VI CHIEDO CORAGGIO
''La prima cosa che chiedo a tutti voi e' una cosa semplice e al contempo molto difficile: vi chiedo di avere coraggio''. Chiudendo il congresso del Pdci, Oliviero Diliberto torna a parlare del progetto dell'unita' a sinistra: ''Cio' che stiamo provando a cominciare a fare e' navigare in mare aperto. Una navigazione ricca di insidie e senza approdi sicuri, ma e' una grande e ambiziosissima navigazione e per la prima volta avvertiamo la presenza di una riva''.Il segretario dei Comunisti italiani ricorda che il partito chiede l'unita' a sinistra da diversi anni, che tante sono state in passato le risposte negative, ma che oggi, finalmente, i fatti gli stanno dando ragione: ''Oggi le cose sono piu' forti della volonta' degli uomini. Ci sono momenti nella storia in cui tutto si muove, in cui tutto cambia. Noi dobbiamo essere al centro di questo processo, perche' se stessimo fuori saremmo
destinati ad essere sconfitti''.

CI TERREMO PER SEMPRE NOME E SIMBOLO 
"Rispondo a nome di tutti: mi terrò ci terremo, oggi domani, dopodomani e per sempre il nome comunisti, la falce e il martello e la bandiera d'Italia".
Così Diliberto, concludendo il congresso del partito, si rivolge indirettamente ad Armando Cossutta che nei giorni scorsi aveva chiesto, in nome dell'unità a sinistra, la rinuncia del nome e della falce e martello.

Da ansa\web

Progetto gia' nel cassetto dopo il 2001, da parte del segretario del pdci,diliberto lo ha voluto affermare con enfasi , mantenendo i propri simboli, ma sotto una coalizione comune, solo in questo modo si scongiurera' la dispersione di voti e una politica a larghe intese di sinistra,ma sapra' catturare molte piu' simpatie ed interesse.

postato da charliebrown01 alle ore 29/04/2007 13:30 | link | commenti
categorie: politica
29/04/2007

Il capitalismo con gli artigli ben sviluppati.

Incontro a Nuova Delhi con l’economista Jayati Ghosh
L'India non è solo il paese delle opportunità
«Esiste un'altra faccia di questo paese: 900 milioni di persone che non stanno beneficiando per nulla dello sviluppo in corso»
DAL NOSTRO INVIATO
ALESSANDRA MUGLIA
Jayati Ghosh  (Internet)
Jayati Ghosh (Internet)
NUOVA DELHI
- Sotto il boom dell’India cova la rabbia degli esclusi. Tra i 900milioni di persone che non sono riusciti a salire sul treno della crescita indiana, molti non si rassegnano a perderlo. «Soltanto il 20 per cento della popolazione sta beneficiando dello sviluppo in corso» spiega l’economista indiana Jayati Ghosh. Sahari rosso fuoco, tika (simbolo rosso hindu) in fronte tra due occhi che calamitano, questa donna di 52 anni docente all’università Nehru a Nuova Delhi mette subito in guardia il gruppo di giovani imprenditori e manager italiani portati ad esplorare il paese asiatico da The European House Ambrosetti nell’ambito del progetto «Leader del futuro».
L'ALTRA FACCIA DELL'INDIA - «Molti vi parleranno dell’India come paese delle opportunità, io invece vi racconto l’altra faccia del subcontinente» annuncia sciogliendosi i lunghi capelli quasi per sentirsi più libera. Tanto per cominciare il fatto che lei sia un’opinion leader donna non vuol dire che le discriminazioni tra i sessi siano superate, anzi: «Solo se appartengono alle caste superiori le donne sono rispettate e hanno delle chances — dice —. E più che in occidente: l’ho sperimentato quando insegnavo a Cambridge». E un sistema delle caste appena più morbido in città rispetto alla campagna favorisce la concentrazione delle opportunità di emancipazione tra i privilegiati di sempre.
CITTA' - In città «tenetelo ben presente: lo sviluppo non ha fatto aumentare l’occupazione, soprattutto quella giovanile. La crescita economica ha acuito le diseguaglianze, la spesa del governo per sanità ed educazione è diminuita mentre l’inflazione è aumentata: ci sono sacche profonde di frustrazione nel paese» in città e fuori. Nei grandi centri urbani spuntano grandi magazzini e altri simboli del consumismo globale ma per la stragrande maggioranza di chi vi abita sono off-limits. A essere tagliata fuori non è soltanto la base della piramide sociale, ma anche una grossa fetta di quella classe media dai cui consumi dipende il futuro decollo del Paese, ora provato dall’aumento del costo della vita».
CAMPAGNA - Nelle campagne spiega la Ghosh, «i contadini sono esposti senza paracadute alle oscillazioni dei prezzi del mercato mondiale, spesso si indebitano fino al collo e quando non ce la fanno si tolgono la vita». Soltanto nel villaggio di Vidarbha, dalle parti di Bombay, l’anno scorso si sono suicidati oltre 500 contadini. Ci sono poi quelli che si vedono confiscare la propria terra per far spazio a industrie e strade. E che nel cuore dell’India stanno reagendo con la forza: nel Chattsgarth è in corso la rivolta dei naxaliti, movimento d’ispirazione maoista definito dal primo ministro Singh il «maggior pericolo per la stabilità dell’India». Più pericoloso dei 58 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni in cerca di lavoro («in India il 70 per cento della popolazione ha meno di 35 anni, un potenziale economico incredibile che però non è sfruttato»). Più pericoloso dei 300 milioni di indiani che vivono ancora con meno di un dollaro al giorno. Più pericoloso dell’aumento della violenza dentro e fuori casa.

LA POLITICA - Che il risentimento stia prendendo il posto della tradizionale rassegnazione hindhu (è l’unica grande religione al mondo a predicare che gli uomini non nascono uguali) lo si è visto anche nelle ultime elezioni quelle del 2004 con l’inaspettata sconfitta della Bjp, il partito nazionalista che aveva centrato la sua campagna sul volto brillante della globalizzazione con gli slogan «Indian shining» e «Cento Bangalore». Un voto contro questa visione trionfalistica della nuova India dunque. «Un governo che si vanta della crescita senza considerare le tensioni che crea è destinato a essere cacciato — osserva l’economista — e se questo avviene significa che la democrazia è matura» per questo, secondo Ghosh, le tensioni in atto non sfoceranno in ribellioni e instabilità politica come in America Latina. Piuttosto lei prevede una faticosa negoziazione tra le istanze delle diverse parti che compongono il Paese. Il paese mosaico dalle 19 lingue riconosciute per un Presidente della Repubblica musulmano, un Primo Ministro sikh, e una leader del Partito di Governo cattolica e italiana. Con alcuni provvedimenti per lei inderogabili. Primo: una legge che renda l’istruzione obbligatoria. «Ho combattuto in Commissione governativa perché passasse questa legge ma poi la palla è stata girata ai governi locali» racconta con amarezza Jayati Ghosh. Secondo: stop alla politica della bassa tassazione delle imprese, lo sforzo per far avanzare l’economia emergente deve andare di pari passo con quella di far progredire i poveri. Se nò l’elefante crolla. I giovani leader di domani applaudono. E non sembra proprio una formalità.
Da corsera\web
Altra testimonianza di come lo sviluppo sia stato portato massicciamente in asia e non ci sia un effettivo beneficio per la maggior parte di popolazione che rimarra' perennemente miserabile, da quando il capitalismo offre un lato umano? solo sporchi interessi di guadagno a piene mani, fottendosene del terzo e quarto mondo, anzi spostando in questo modo le produzioni si ottengono molti risultati, uno di questi e' di impoverire l'occidente troppo sindacalizzato e con costo del lavoro troppo elevato, tra qualche decennio nuovamente terra fertile per lo sfruttamento.
Peccato che tra qualche decennio ci siano problemi drammatici di clima, e' il fottutissimo pil servira' neanche  sufficientemente a ricostruire i disastri.
Sempre e comunque, da homo sapiens a homo idiotibus......
postato da charliebrown01 alle ore 29/04/2007 11:05 | link | commenti
categorie: lavoro
28/04/2007

Dossier oro blu.

L'oro blu del terzo millennio
L'acqua è l'oro blu del terzo millennio, diventata ormai la cifra dei Paesi sviluppati e il bene più prezioso al mondo. Ma la minaccia siccità è alle porte. Il nostro Paese è tra i più 'spreconi': primo in Europa con un consumo pari a 250 litri pro-capite al giorno, e quinto nella classifica mondiale. Nel dossier Adnkronos, aggiornato in tempo reale, tutti gli approfondimenti sull'argomento

Nella foto Infophoto l'acquedotto pugliese
Siamo uno dei paesi più ricchi d’acqua al mondo e fra i primi nei consumi

 

Acqua, 13mila acquedotti ‘colabrodo’ in Italia


Secondo il CNR, oltre all'errato utilizzo delle risorse a disposizione, la dispersione della rete idrica è una delle principali cause dell'aggravarsi della siccità nel nostro paese in questi ultimi anni. In media è del 27%, fino a punte del 40%.
Roma, 27 apr. (Ign) – Otto mld di metri cubi ogni anno che scorrono attraverso 13mila acquedotti sparsi su tutto il territorio nazionale, con una dispersione media del 27%. Sono i numeri dell’acqua in Italia, primo paese nell’Unione Europea per consumo e tra i primi al mondo (dopo Giappone, Canada, USA e Australia), con una domanda ripartita tra il settore agricolo (60%), quello energetico e industriale (25%) e per gli usi civili (15%).

Una vera e propria rete di acquedotti ‘colabrodo’ che, secondo i dati del Centro Nazionale delle Ricerche, è la principale causa dell’aggravarsi dell’emergenza siccità di questi ultimi anni. Una situazione cui contribuisce anche la difficoltà di manutenzione dovuta all’alto numero di acquedotti e alla frammentazione della rete stessa.

La dispersione media è pari al 27%, ma può raggiungere anche picchi superiori al 40% della portata dell’acquedotto. Come sempre, il confronto fra Nord e Sud vede nel Mezzogiorno la Cenerentola, con una dispersione media pari al 30,4% contro il 25,4% del Centro-Nord. Anche l’acqua destinata all’irrigazione non si sottrae a questo fenomeno: lungo il percorso che va dalle sorgenti agli idranti nei campi coltivati, viene disperso circa il 40% della distribuzione complessiva.

Ma non solo. Sempre secondo il Cnr,la situazione idrica in Italia è grave anche per l’uso anomalo delle risorse a disposizione: alcune industrie si servono di acque di ottima qualità per il raffreddamento del loro ciclo produttivo; molte sorgenti appenniniche vengono sfruttate per produrre scarse quantità di energia mentre erogano oltre 1 metro cubo d’acqua al secondo; l’inesistenza di un riciclo e un riutilizzo dell’acqua di scarico per usi domestici che – se venisse reimpiegata per l’agricoltura – ci farebbe risparmiare 1500 milioni di metri cubi, quantità pari a quella raccolta negli invasi in Puglia e Basilicata.
Il fiume Po in secca
Un sofferenza la visione del Po che continua a calare che, come racconta Pino Ponti

 

I barcaioli di Olmi, soffriamo per il nostro Po e' come un deserto


Uno dei protagonisti di 'Centochiodi' racconta come si vive l'allarme.

Roma, 27 apr. - (Adnkronos) - I barcaioli che Emanno Olmi ha scelto per il suo ultimo film 'I centochiodi' girato a San Giacomo Po, nel comune di Bagnolo San Vito, piangono per il loro fiume "sofferente". "E' un grande dolore - dice all'ADNKRONOS con semplicita' Pino Ponti, barcaiolo nella vita e barcaiolo anche nell'ultimo film di Olmi - vedere il nostro Po sofferente. Ora c'e' tanta sabbia, e' come un deserto". L'attore per caso, che fa il barcaiolo da quando aveva sette anni ("mio padre la sera mi legava alla barca con una fune e quando il pesce abboccava la corda si muoveva e mi svegliavo) e' stato scelto dal regista "per la mia spontaneita' e perche' - dice - dalla mattina alla sera mi vedeva sempre sul fiume. Del resto, la mia vita e' legata al Po. Io qui ci lavoro, faccio il pescatore e ho realizzato un'oasi felice, un giardino di fiori".

Un sofferenza la visione del Po che continua a calare che, come racconta Pino Ponti, "purtroppo ci accompagna ormai da anni. Siamo dispiaciuti ma questa situazione per noi e' quasi diventata normale: in autunno la piena, a ridosso dell'estate la secca che, se non fosse che e' pericoloso, puoi camminare sulle acque. Ora pero' e' allo studio un progetto con il quale si sta pensando di deviare l'Adige per portare acqua nei punti di grande secca".

Soffrono i barcaioli di Olmi, soffre tanto "l'agricoltura - registra il sindaco di Bagnolo San Vito, Roberto Penna -. L'allarme c'e' eccome. Il livello del Po qui da noi e' piu' basso di un metro rispetto all'anno scorso".L'unico a 'beneficiare', per cosi' dire, della secca e' il capanno sulle rive del Po, il rudere che ha fatto costruire Ermanno Olmi mentre girava 'I centochiodi' e che e' stato il ricovero del protagonista Raz Degan, intorno al quale si sono intrecciate storie di amicizia, d'amore, di vita quotidiana. "Visto il calo storico resistera' per tanto", conclude il barcaiolo.

Allarmante la situazione del Po e di molti altri bacini italiani

 

Italia a rischio blackout e siccità


Pecoraro Scanio: ''Domani al Cdm chiederò lo stato di crisi''. Al ministero dello Sviluppo Economico il terzo incontro del tavolo tecnico istituito per fronteggiare la criticità del settore elettrico per l'estate 2007. Varato un piano per l'emergenza.
Pecoraro Scanio: ''Domani al Cdm chiederò lo stato di crisi''. Al ministero dello Sviluppo Economico il terzo incontro del tavolo tecnico istituito per fronteggiare la criticità del settore elettrico per l'estate 2007. Varato un piano per l'emergenza

Roma, 23 apr. (Adnkronos/Ign) - ''L'emergenza siccità va affrontata senza indugi e con razionalità. Il primo passo, vista la situazione e i problemi per l'ambiente, l'agricoltura e l'energia, è dichiarare lo stato di crisi, che domani chiederò nel corso del Cdm''. E' quanto ha affermato il presidente dei Verdi e ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, in merito all'aggravarsi della situazione idrica del nostro Paese

''Lo stato d'emergenza, però - prosegue Pecoraro Scanio - non basta. Servono interventi strutturali. In particolare è necessario varare un piano antisprechi e avviare l'ammodernamento della rete idrica italiana, che disperde una quantità inaccettabile delle risorse a causa della propria fatiscenza. L'acqua è un bene che, a causa dei cambiamenti climatici in atto, diventa di anno in anno sempre più prezioso e va assolutamente tutelata. Servono provvedimenti analoghi a quelli presi per l'energia che incentivino l'uso efficiente della risorsa e il suo riuso nei processi industriali e di depurazione''.

A lanciare l'allarme oggi sulle difficili condizioni in cui versano in particolare i nostri fiumi è stato Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera.

''Come era prevedibile la situazione del Po e di molti altri bacini italiani sta diventando estremamente critica - ha detto Realacci -. Circa un mese e mezzo fa, il 7 marzo, le commissioni Ambiente e Agricoltura hanno presentato una risoluzione congiunta in cui si chiedeva lo stato di emergenza idrica immediato, per scongiurare l'ulteriore aggravarsi della situazione''.

''Ora non c'è davvero più tempo da perdere - ha proseguito Realacci - e mi auguro che già dal Consiglio dei ministri di domani, o comunque il prima possibile, venga presa questa misura. La proclamazione dello stato di emergenza, infatti, è tecnicamente la misura più immediata per istituire da subito una cabina di regia comune per l'utilizzo della risorsa idrica".

Si è tenuto intanto questa mattina presso il ministero dello Sviluppo Economico il terzo incontro del tavolo tecnico istituito per fronteggiare la criticità del settore elettrico per l'estate 2007. Il ministero ha varato un piano anticrisi per affrontare l'emergenza predisposto in quattro punti principali.

Innanzitutto si investe in una forte azione di coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti nel tavolo di lavoro. E' previsto, inoltre, un aumento della potenza interrompibile di 1000 megawatt, dando, al tempo stesso, certezza sulla disponibilità effettiva dei 3100 megawatt già esistenti, con preavviso e in tempo reale. Sul fronte dell'import si ricorre alla prenotazione di 2000 megawatt di capacità con fornitori esteri.

Infine, è prevista l'adozione di soluzioni temporanee idonee a permettere il funzionamento delle centrali elettriche che utilizzano le acque del Po anche in presenza di bassi livelli. Al tempo stesso, sono allo studio soluzioni disponibili già dall'estate del prossimo anno, di carattere strutturale, per dare più flessibilità operativa alle centrali, riducendo la dipendenza dal livello delle acque del Po. Un primo bilancio delle azioni di coordinamento verrà fatto entro fine mese e verrà valutata l'opportunità di ulteriori eventuali interventi per dare efficacia alle proposte.
Il consumo giornaliero in Italia è di circa 200 litri a testa

 

Ecco le 12 città più 'sprecone' d'acqua


Nella lista nera di Legambiente Cosenza, Latina, Campobasso, Pescara, Vibo Valentia, Rieti, Bari, Siracusa, Nuoro, Agrigento, Sassari e Belluno. L'associazione ambientalista: ''Indispensabile affrontare il problema delle perdite di rete, situazione drammatica al Sud''.
Roma, 24 apr. (Adnkronos/Ign) - Più del 50% dell'acqua immessa in rete sparisce nel nulla. A mettere sul banco degli imputati dell'emergenza siccità 12 capoluoghi di provincia è Legambiente. Le città in questione sono: Cosenza, Latina, Campobasso, Pescara, Vibo Valentia, Rieti, Bari, Siracusa, Nuoro, Agrigento, Sassari e Belluno.

Principali responsabili degli sprechi per l'associazione ambientalista sono prima di tutti i consumi agricoli e industriali, "che occorre riorganizzare, razionalizzare e ridurre. Così come è indispensabile affrontare il problema delle perdite di rete che riguarda buona parte delle città italiane; il 44% delle 89 città per cui è stato possibile fare una stima nel rapporto Ecosistema Urbano 2007 perde più del 30% dell'acqua che immette in rete".

Ma è nelle regioni meridionali che la situazione è drammatica: a Cosenza l'acqua dispersa è il 70% di quella immessa in rete, a Campobasso il 65%. Emblematico il caso di Agrigento, una città che ha una disponibilità idrica superiore alla media nazionale, ma dove l'acqua viene tutt'oggi erogata ogni 4-10 giorni in relazione al periodo dell'anno e alla zona della città. E' evidente che il problema è legato alla fatiscenza e alla irrazionalità della rete, fatta di condotte vecchie e realizzate per pezzi nel corso dei decenni, non un circuito chiuso come sarebbe normale, ma serbatoi completamente isolati.

Una situazione paradossale se si pensa che anziché investire su una rete colabrodo, il commissario regionale all'emergenza idrica ha pensato bene di costruire un dissalatore che aumenta la dotazione d'acqua della città di un altro 30%, acqua che ovviamente finisce nella suddetta disastrata rete cittadina. E 'dulcis in fundo' commenta Legambiente, gli agrigentini comprano l'acqua per cucinare, 10 litri di acqua potabilizzata a 1 euro nei ''negozi specializzati'' sparsi per la città. "Il paradosso di Gela non è meno significativo - spiega l'associazione - l'acqua potabile del lago va allo stabilimento dell'Eni, mentre ai cittadini viene distribuita quella erogata dal dissalatore".

Ma nelle grandi città, anche se il dato è meno eclatante, la situazione degli sprechi non è meno significativa. Ci sono capoluoghi spreconi, come Palermo che perde il 47% della dotazione idrica, Catania (42%), Napoli (38%) e Roma (35%), e altri messi meglio, come Milano al 10%: in generale però anche in presenza di perdite contenute, l'alto numero di abitanti contribuisce al dato nazionale.

Il consumo giornaliero di acqua potabile in Italia è di circa 200 litri a testa (dai 106 di Ascoli Piceno ai 360 di Milano). Molto di più di quella che serve davvero. "Sprecare questo bene prezioso è più facile di quel che si creda - conclude Legambiente - un rubinetto che perde una goccia ogni 5 secondi, a fine anno ne ha buttati 2 mila litri. Se poi a perdere è il rubinetto dell'acqua calda, è come se avessimo sprecato anche una decina di metri cubi di metano".
Da adnkronos\web
Tutto talmente ben esposto, la situazione e' da depressione cronica, tendente al suicidio.....

 

postato da charliebrown01 alle ore 28/04/2007 19:28 | link | commenti
categorie: acqua
28/04/2007

Franzoni e caso cogne, finalmente ad un passo dalla fine.

COGNE, LA FRANZONI: ACCUSE COME COLTELLATE

TORINO, 28 APR - 'Per me le accuse sono ogni volta come una coltellata'. Cosi', il giorno dopo la sentenza che la condanna a 16 anni di carcere per l'omicidio del figlio, Annamaria Franzoni ha descritto il suo stato d'animo alle persone che sono in contatto con lei.
"Non sono fredda come tutti pensano": è lo sfogo di Annamaria Franzoni che l'ANSA ha raccolto da persone in contatto con la donna. "La gente non si rende conto di cosa ho vissuto in questi cinque anni, e di cosa sto continuando a vivere. Provate voi: è insopportabile".

ATTENUANTI PERCHE' C'E' NEVROSI
I giudici della Corte d'Assise d'Appello di Torino hanno concesso ad Annamaria Franzoni le attenuanti generiche perché hanno rilevato che la donna soffre di una nevrosi isterica. Anche se non si tratta di una patologia che porta al riconoscimento di uno stato di seminfermità mentale, la giurisprudenza, in questi casi, afferma che si può considerare una componente per la concessione delle attenuanti generiche.
Lo si è appreso da fonti del Palazzo di Giustizia di Torino.

LA VICINA RACCONTERA' ORA LA SUA VERSIONE
La prossima settimana Daniela Ferrod, vicina di casa a Montroz dei coniugi Lorenzi-Franzoni, racconterà la sua verità sul caso Cogne. Lo ha annunciato l'avvocato Claudio Soro, che rappresenta legalmente la donna. Ancora da definire il giorno e la formula scelta per comunicare con i media, se in una conferenza stampa oppure attraverso una lettera.
Più volte indicata da Annamaria Franzoni, dal marito Stefano Lorenzi e dalla difesa come possibile assassina alternativa, Daniela Ferrod ha scelto sin dall'inizio della vicenda la via del silenzio, respingendo le molteplici richieste di intervista da parte dei giornalisti. Dopo la sentenza di ieri avvierà, tramite l'avvocato Elena Nelva Stellio, una serie di cause risarcitorie nei confronti della famiglia Lorenzi-Franzoni e di alcuni organi di stampa.

LA FAMIGLIA FRANZONI DIFENDE LA PRIVACY 
Il giorno dopo la sentenza di appello, la famiglia della Franzoni continua a trincerarsi nel silenzio in nome della privacy e del rispetto del dolore. Un 'no comment' è arrivato anche dalla sorella di Annamaria, Ilaria che, rispondendo al telefono dalla sua casa in Toscana, si è limitata a dire: "Non abbiamo nulla da dire. Non mi faccia domande che tanto non rispondo". Ad allontanare i giornalisti è stato poi un altro familiare sorpreso ai Castegnetti, l'agriturismo dei Franzoni a Monteacuto Vallese, chiuso anche ieri.

RIDOTTA LA PENA A 16 ANNI
In parziale riforma della sentenza impugnata la corte d' appello di Torino venerdi' ha concesso ad Annamaria Franzoni le attenuanti generiche dichiarate equivalenti alle aggravanti e l'ha condannata, calcolata la riduzione del rito, a 16 anni di reclusione.La Corte depositerà le motivazioni della sentenza entro novanta giorni.
 
La Corte, in base a quanto si ricava dalla lettura del dispositivo, ha confermato le pene accessorie per Annamaria Franzoni: l'interdizione dai pubblici uffici, lo stato di interdizione legale e la decadenza dalla potestà di genitore.

ANNAMARIA FRANZONI RESTA LIBERA
Anche dopo la sentenza di secondo grado, Franzoni resterà libera. Perché venga applicata la misura restrittiva occorre aspettare il pronunciamento della Cassazione di conferma della sentenza d'appello, a meno che la Procura generale non decida, ma è poco probabile, di chiedere un ordine di custodia cautelare.

COME SI E' DETERMINATA LA PENA
La Corte d' assise d'appello di Torino ha concesso ad Annamaria Franzoni le attenuanti generiche dichiarandole equivalenti all' aggravante che le era contestata, cioé quella di aver ucciso il proprio figlio. In tal modo la pena base è risultata di 24 anni, che è stata ridotta di un terzo, perché il processo è stato definito con rito abbreviato. Ai 24 anni ne sono stati dunque sottratti 8 e si è pertanto arrivati a determinare la pena in 16 anni di reclusione. Non e' stata riconosciuta ad Annamaria Franzoni l'attenuante della seminfermità.

Da ansa\web

Solo con l'ultima sentenza della cassazione si potra' chiudere questa drammatica storia, personalmente ritengo che la giustizia abbia lavorato seriamente e sentenziato per ben due volte la sua colpevolezza, spero che questa tristissima storia si chiuda al piu' presto, davvero non se ne puo' piu'.

Anche se molte trasmissioni e giornali, stile porta a porta se ne dispiaceranno.

postato da charliebrown01 alle ore 28/04/2007 19:00 | link | commenti (1)
categorie: giustizia
28/04/2007

In questo modo s'accorcerebbe l'agonia, dall'apocalisse del clima.

Putin: con gli Usa stiamo rischiando la distruzione globale
E per i candidati democratici americani la Russia diventa il pericolo numero uno
EMANUELE NOVAZIO
OSLO
Muro contro muro. Il giorno dopo l’altolà di Putin al sistema di difesa antimissile che George Bush vuole estendere a Polonia e Repubblica Ceca, fra Nato e Russia ritorna il grande freddo: ieri il presidente russo ha annunciato «contromisure» contro il progetto americano, paragonato alla minaccia dei missili tattici Pershing dispiegati in Europa nei primi Anni ’80, e ha ammonito Washington che «i rischi di danni reciproci, come quelli di una distruzione reciproca, sono moltiplicati». La presenza di missili e sistemi radar in due ex Paesi del Patto di Varsavia, ha insistito Putin, significherebbe che «per la prima volta nella storia parte del sistema globale dell’arsenale nucleare americano farebbe la sua comparsa in Europa».

Nella reazione russa all’iniziativa americana ci sono «elementi di esagerazione», ribatte Massimo D’Alema al termine del vertice informale dei ministri degli Esteri Nato. Il capo della nostra diplomazia considera «un errore» la moratoria decisa da Mosca sul trattato che regola le forze convenzionali in Europa (Cfe), e ritiene che dietro le dure parole di Putin ci siano soprattutto ragioni politiche e «motivazioni interne» (a fine anno ci saranno le elezioni politiche in Russia, seguite dalle presidenziali). La situazione non va drammatizzata, dunque: anche perché la realizzazione del sistema americano richiederebbe comunque alcuni anni, e c’è tempo sufficiente per riannodare le fila del dialogo.

Il ministro italiano è convinto che per «rimuovere le incomprensioni con la Russia» sia molto importante il ruolo dell’Europa: perché, lascia intendere, finora gli americani hanno commesso molti errori con Mosca. Le discussioni sul sistema antimissile (esagerato definirlo scudo spaziale, secondo il ministro, «sarebbe come confondere la Sanbenedettese con il Manchester») «sono partite male» perché «poste in un ambito bilaterale» dagli Stati Uniti. Ma l’Italia ritiene che la presenza di un sistema anti missile in Europa - l’obiettivo dichiarato di Washington è la difesa da potenziali attacchi da parte di Iran e altri «stati canaglia» - non sia una minaccia per la Russia. Roma è dunque interessata a partecipare alla sua realizzazione dal punto di vista industriale. Condizione indispensabile è tuttavia il superamento delle incomprensioni con la Russia: «Il sistema di difesa è auspicabile, ma va realizzato in modo da non apparire ostile nei suoi confronti».

Quali ne siano le ragioni, la minaccia russa di ritirarsi dal Cfe preoccupa i vertici Nato: il segretario generale dell’Alleanza, Jaap de Hoop Scheffer, parla di «dialogo fra sordi» confermando la linea di fermezza emersa all’avvio del vertice. E lo spettro di una Russia antagonista torna a inquietare gli Stati Uniti. Nel primo dibattito televisivo fra gli 8 candidati democratici alla Casa Bianca, la risposta alla domanda sui futuri nemici del Paese è stata quasi unanime: la Russia e Putin «l’autocratico», come l’ha definito Barack Obama. Joe Biden, che in caso di vittoria di Hillary Clinton diventerebbe segretario di Stato, ha chiarito molto bene il suo pensiero: nell’elenco, la Russia figura insieme ai Talebani e al Darfur.
 
Da la stampa\web
 
In attesa del terzo incomodo la cina, magari anche con il quarto, l'india, i due giganti duellano pro-contro lo scudo stellare, gia' reagan aveva di questi deliri, ora sta per arrivare il cattivissimo nucleare medio-orientale, invece di chiedersi e correggere i comportamenti dei giganti economici del pianeta, come influiscono nei territori e sfruttano in buona percentuale le risorse energetiche.
Siamo messi male, boom del sovrappopolamento, eco clima sfasciato, ora invece che correre ai ripari per cambiare nettamente sviluppo economico, sentire e vedere che l'homo sapiens polemizzi su temi di protezione del cielo, non rendendosi conto, che sta andando tutto a puttane!!!!
 
Da homo sapiens a homo ridicolus......
postato da charliebrown01 alle ore 28/04/2007 13:34 | link | commenti
categorie: societa
28/04/2007

Spettacolo ridicolo,ma ognuno ha i suoi gusti.

Piangono, e più lo fanno maggiori sono le possibilità di poter vivere con "buona salute". Accade ogni anno a Tokyo nella scuola di sumo. I bambini (circa una settantina) al di sotto di un anno sono i protagonisti della manifestazione e del rito propiziatorio "Baby Cry Sumo".
"Baby Sumo": il rito del pianto
"Baby Sumo": il rito del pianto
"Baby Sumo": il rito del pianto
Da la repubblica\web
No comment, solamente una stronzata a mio parere.
postato da charliebrown01 alle ore 28/04/2007 13:19 | link | commenti
categorie: societa
27/04/2007

Stimolante!!!!


E il balletto classico diventa «hot»

Londra, giarrettiere al posto del tutù
Tutto esaurito per «I sette peccati capitali» alla Royal Opera House. I critici storcono il naso, ma i biglietti vanno a ruba
LONDRA (Gran Bretagna) - Non ci sono tutù, bensì giarrettiere, attillatissimi bustini neri e tacchi a spillo, ballerine che si muovono come spogliarelliste e che si lasciano trasportare da desideri e piaceri sessuali. Niente di nuovo per il palscocenico londinese, dove ogni stagione porta qualche trasgressione; una novità assoluta per la Royal Opera House, il tempio della lirica di Covent Garden, dove sono più di casa Tosca, Boheme e il Lago dei Cigni.
Da corsera\web
Non c'e' che dire, per noi maschietti, decisamente un bello spettacolo, anche a londra tira piu' un pelo di biga... che cento buoi.....
postato da charliebrown01 alle ore 27/04/2007 17:55 | link | commenti
categorie: gossip

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