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charliebrown01

la coperta di linus
30/06/2007

Prime speranze per il popolo del darfur.

LA SPERANZA NEL DARFUR PARTE DALL' AGRICOLTURA

ROMA - Non si uccide solo con le armi, non si distrugge un popolo con il solo uso della violenza. C'é una strategia molto più sottile e letale per annientare il nemico: ridurlo alla fame. E' così che oggi si muore in buona parte dell'Africa e in tutte quelle terre martoriate e rese sterili da conflitti inumani. Ed è così che oggi i tanti poveri scampati al genocidio nel Darfur rischiano di scomparire. Secondo il rapporto delle agenzie Onu di fine 2006, il 70% della popolazione colpita dalla guerra rimane a rischio d'insicurezza alimentare, perché i sistemi produttivi agro-pastorali sono stati seriamente danneggiati. Mancano semi e strumenti agricoli, mancano pozzi, punti d'acqua e cisterne funzionanti, mancano assistenza sanitaria e capacità di prevenire le malattie per il bestiame. Manca insomma la possibilità di ricominciare a muoversi sulle proprie gambe, senza dover dipendere, per una minima speranza di sopravvivenza, dall'arrivo di aiuti umanitari dal cielo.

Nonostante la presenza di quasi 15.000 operatori umanitari appartenenti a quasi 100 fra organizzazioni, agenzie e istituzioni della comunità internazionale, i dati riportati nel 'Darfur Humanitarian Profile' dell'Onu sono tristemente sconfortanti: le necessità di acqua potabile sono coperte solo per il 51%, almeno il 31% della popolazione vive in condizioni igieniche precarie, circa il 50% non gode di un servizio di salute e lo stesso dicasi per l'educazione. Il livello di malnutrizione generale inoltre rimane sempre sopra la soglia critica. Uno dei problemi più preoccupanti riguarda l'acqua: oggi la maggior parte della popolazione vive con meno di 1.5 litri di acqua al giorno; il rapporto pozzi-persone è in media di 1 a 8.000, mentre quello tra pozzi e animali è di circa 1 a 20.000, con una scarsa capacità di manutenzione e una bassissima conoscenza di pratiche igieniche. Su questo settore è da tempo impegnata la Coopi (Cooperazione internazionale) che, grazie al finanziamento di Echo, Fao, Unicef e Ministero degli Affari Esteri, ha avviato un progetto di sicurezza alimentare e di sicurezza idrica nelle località di Mellit e Malha (Nord Darfur) con l'obiettivo di aumentare almeno del 22% la disponibilità di acqua potabile e di ridurre almeno del 30% l'incidenza delle malattie dovute ad acqua contaminata. A tutto il 2006 si è così riusciti a raggiungere una popolazione di circa 430.000 persone, riabilitando o ricostruendo 66 pozzi e vaccinando quasi 700.000 capi di bestiame.

Le azioni non finiscono qui: insieme all'Agenzia per gli aiuti umani dell'Unione europea si sta portando avanti uno studio per un progetto di sicurezza alimentare a favore di circa 50.000 beneficiari attraverso la distribuzione di sementi e attrezzature agricole, la formazione e il rafforzamento delle capacità tecniche locali. Tali interventi puntano ad evitare che ulteriori fette deboli della popolazione locale si convertano in profughi che dipendono completamente dagli aiuti esterni. "Dateci i mezzi per coltivare le nostre terre" chiedono infatti gli abitanti del Darfur. Alle centinaia di migliaia di persone colpite dalla guerra non manca la volontà di riprendere l'attività agricola e l'allevamento: quello che scarseggia sono i mezzi. Nel Darfur ci sono due differenti opinioni: secondo alcuni la violenza è ancora troppo diffusa per realizzare programmi su vasta scala per l'agricoltura e la pastorizia. Altri invece ritengono che assistenza e ricostruzione debbano andare di pari passo. Il problema principale rimane ancora una volta la sicurezza: già nel dicembre 2006, l'Onu lamentava che per le proprie agenzie l'accesso era stato ridotto al 64% del territorio del Darfur per questioni di sicurezza. Un dato, questo, che quasi paradossalmente è andato crescendo dopo la firma dell'accordo di pace, il 'Darfur Peace Agreement', di un anno fa.

Da ansa\web

Dall'isolamento e dal dimenticatoio, con gli appelli dei media ,finalmente l'onu e la comunita' europea,iniziano progetti atti a porre fine a questo disastro di un intero popolo.

I migliori progetti per aiutare il terzo mondo sono quelli da costruire nella loro terra, con stanziamenti e volontari che diano la possibilita' di cominciare ad essere autonomi, con le possibili coltivazioni agricole e artigianato da esportare.

postato da charliebrown01 alle ore 30/06/2007 20:03 | link | commenti (2)
categorie: societa
30/06/2007

Incidenti stradali, cronache assurde dei nostri giorni.

Il paese che ha perso una generazione
 
Ventitrè ragazzi morti negli incidenti del sabato sera
PIERANGELO SAPEGNO
MAGLIANO ALPI (CUNEO)
Questo è il paese che ha perduto i suoi ragazzi nella guerra del sabato sera. I vecchi li vanno a pregare al cimitero del Carmine, un po’ più su sulla strada, un cortile con i cespugli e l’ombra dei pini. L’ultima è stata Stefania Costantino, 19 anni, una bella faccia con i capelli biondi: faceva volontariato all’oratorio e una domenica mattina alle 5 è finita fuori strada, forse buttata via da un furgone.

Magliano è un paese di 2190 abitanti quasi attaccato a Carrù. Il tecnico del Comune, il geometra Rovere, ha fatto i conti: con lei erano 22 i giovani morti, forse 23, nel giro di qualche anno e tutti allo stesso modo. Correndo nella notte. Una generazione scomparsa così. «Ma questi sono i numeri di una guerra», ha detto il sindaco, Edoardo Belgrano. Sotto, nello spiazzo davanti al Municipio, ci sono le lapidi dell’altra Guerra. «Ai gloriosi caduti per la liberazione d’Italia. Partigiano Burdisso Pietro, Partigiano Ferrua Giacomo, Partigiano Fortunato Piero e Partigiano Tomatis Giuseppe». Sono quattro. Poi c’è la statua degli altri morti, Patria bombe e filo spinato tracciati sulla pietra. In tutto, 9 caduti. «Ci siamo accorti che i conti non tornavano», ha detto il sindaco. «E’ una tragedia più grande di quello che pensavamo. Dobbiamo far qualcosa per fermarla».

Il dolore
Arrivando in paese, prima del quadrivio in cima alla stradina, c’è la freccia di Bailo il fabbro e poi quella di una casa di riposo. Per andare al Municipio, bisogna girare a destra e passare una lunga fila di case delle bambole con i giardini fioriti e i gerani sui balconi. Nella piazza del Comune stanno montando il luna Park. La prima cosa strana è che ci sono solo vecchi e bambini. Un signore con i capelli bianchi si alza dalla panca per indicarci il portone. Il Municipio sembra una scuola di paese, di quelle con i banchi di legno levigati da generazioni di studenti. L’ufficio tecnico è al primo piano. Dentro, nella prima stanza c’è un ragazzino imberbe con i calzoncini corti al computer. «E’ il nostro stagista», spiega il geometra Rovere. Ma lui non ha ancora la patente. Il geometra lavora qui da 35 anni, e conosce tutto della sua gente.

Di fronte, c’è l’ufficio dell’economa, Vittorina Gregorio, una bella signora con i capelli tutti bianchi e la schiena diritta. Anche lei ha perso la figlia in un incidente, qualche anno fa. Morirono tre ragazzi in quello scontro, e il paese andò in lutto. Vittorina è rimasta una donna triste, vorrebbe andare in pensione, ma i colleghi le ripetono di restare, che almeno qui può guardare il mondo con degli amici.

La battaglia
Fa un po’ effetto perché ce ne sono tante come lei, di madri spezzate da queste stragi senza bombe. E qui intorno non ci sono i disagi, non ci sono le rovine, e nemmeno la minaccia della morte dal cielo. Dentro a queste storie, c’è solo il ritratto di un paese sfumato dal tramonto e arricchito dal benessere, con le case e le ville che si inseguono per chilometri lungo la strada, il senso di un domani compiaciuto e dei prati dolci che scendono dalle prime salite. Qui, però, è il futuro che diventa a rischio. Il sindaco, Edoardo Belgrano, ha deciso di far la sua battaglia su questo tema. Ha cominciato una raccolta di firme per chiedere la chiusura dei locali nella provincia di Cuneo all’una di notte. Ha cominciato ad aiutarlo il padrone del negozio che aveva perso il figlio in un incidente, poi un altro e un altro ancora. Sono già arrivati a 5mila firme. Le ha portate al presidente della Provincia, Raffaele Costa: «Mi ha detto che non è del tutto d’accordo, ma che ci capisce e ci appoggia lo stesso». Il fatto è, dice Belgrano, che loro non possono correre il rischio di perdere un’altra generazione.

Belgrano ha 59 anni. Anche il geometra ne ha più di 50 ormai. Rovere mette a posto i cassetti e dice che ci porta al cimitero per farci vedere le lapidi di questa strage. La giornata sta finendo in una sapida freschezza: tutto, l’aria trasparente e il nitore delle cose, è come se ricordasse altre sere, di pace. Qui dentro, fra i ricordi e le foto sorridenti, è come se il tempo fosse capovolto, perché c’è qualcosa di irreale negli sguardi dei ragazzi che sorridono dalle tombe. Mentre risuonano i suoi passi sul sentiero, il geometra Rovere segna questo elenco puntando il dito di fronte a lui: Baricalla Silvio, 17 anni, incidente, Turco Claudio, 21 anni, incidente, Silvano Prato, 19 anni, incidente, Luca Uccellini, incidente, Panero Mauro, incidente, Tealdi Giuseppe, Corti Sergio, incidente... Dice: «Io ho anche mio papà che dorme qui nel sole». Ma quello è normale, fa parte delle leggi della vita. Si torna indietro alla sera, nel paese che si oscura. In fondo, si ricomincia. Tutti i giorni hanno un domani.
Da la stampa\web
Una vera propria guerra, sulle nostra strade troppi morti e feriti gravi, frutto di comportamenti superficiali e per certi versi criminali, la realta' di questo paese e' un incubo vissuto dalla popolazione, perdere la vita solo per l'ebbrezza della velocita' e' da coglioni.
Farsi spiegare dallo psiconano, la definizione rivista e corretta, del concetto di coglione.
Esiste una campagna in australia, la quale cita, chi non rispetta il codice stradale e' un vigliacco e c'e' l'ha piccolo, sia il cervello che altri attributi.
postato da charliebrown01 alle ore 30/06/2007 11:10 | link | commenti
categorie: sicurezza
30/06/2007

Contro ogni fondamentalismo religioso, a favore del rispetto di ogni credo.

Punita" per aver manifestato in favore della giovane pachistana uccisa dal padre a Brescia
Dounia Ettaib è scossa ma "non sarà questo fatto a fermare l'attività dell'associazione"

"Hina era una prostituta come te"
A Milano aggredita leader marocchina


<B>"Hina era una prostituta come te"<br>A Milano aggredita leader marocchina</B>

Un momento della manifestazione di solidarietà alle donne oppresse organizzata davanti al tribunale di Brescia

MILANO - Sono stati due connazionali ad aggredire la vice presidente lombarda dell'Associazione donne marocchine in Italia. Lo hanno fatto vicino alla moschea milanese di viale Jenner, per punirla di aver partecipato ieri alla manifestazione di protesta davanti al tribunale di Brescia dove si svolgeva l'udienza preliminare per l'omicidio della ragazza pakistana uccisa dal padre e dai fratelli per il suo comportamento troppo "occidentale".

"Devi smetterla di parlare di islamismo" le hanno detto i suoi aggressori. "Hina è un prostituta come te". E stringendole il viso con le mani l'hanno avvertita: "Ricorda: la bellezza non dura a lungo". Dounia Ettaib è rimasta molto scossa dall'aggressione ma ha tenuto a replicare che "non sarà questo fatto a fermare l'attività dell'associazione".

La giovane attivista per i diritti delle donne musulmane ieri era a Brescia, insieme ad altre 150 connazionali per manifestare solidarietà alle donne oppresse. Stringeva un cartello come le altre militanti di Acmid con su scritto: "Io sono Hina". Chiedevano al giudice di ottenere la costituzione di parte civile dell'associazione; richiesta che è stata però respinta dalla corte.

E' parere concorde tra gli investigatori che l'aggressione di questo pomeriggio sia la violenta risposta delle fasce più estremiste all'opera di integrazione che Dounia Ettaib e Acmid stanno conducendo da tempo. Le frasi pronunciate dagli aggressori sembrano essere una prova. Ora è alta la preoccupazione tra le attiviste dell'associazione che temono di subire nuove minacce per le loro battaglie contro il fanatismo islamico. Lo stesso che l'11 agosto scorso, spinse il padre di Hina a massacrare con 28 coltellate la figlia e a seppellirne il corpo in giardino.

Da la repubblica\web

Certe manifestazioni di intolleranza danno l'idea d'esser tornati nell'oscuro medioevo, spero che l'avvicinamento di queste poplazioni agli stili di vita occidentale, possa esser motivo di integrazione e tolleranza per chi crede in qualsiasi forma religiosa e chi al contrario non e' credente.

Ho gia' commentato a riguardo della condizione femminile nel mondo mussulmano, sono per le pari opportunita' tra i sessi, con nessuna prevaricazione di chichessia.

Un pensiero alla povera ragazza, hina, non una prostituta, una ragazza con molta voglia di vivere senza barriere.

postato da charliebrown01 alle ore 30/06/2007 10:57 | link | commenti
categorie: societa
29/06/2007

Da luciana littizzetto, se fossi walter.....

 
 
 
 

Non aspettatevi da me miracoli. Non è che adesso arrivo io e alè. Trasformo l’acqua in vino, cammino sulle acque e faccio diventare simpatico D’Alema. Non ho i superpoteri. Però una cosa la so fare. Pensare al futuro. Quella mi viene abbastanza bene. E il primo passo è questo. Smetterò di parlare del pantheon del nuovo partito democratico. Quel luogo simbolico che racchiude le radici ideologiche del partito e dove i miei colleghi vogliono mettere chiunque. Han fatto i nomi di tutti. Matteotti, Nenni, Togliatti, De Gasperi, Fanfani, Craxi, Berlinguer. Tutti. Mancan solo Batman e Lupin III.

E anche Capitan Findus volendo. Pensiamo pure a mettere le radici. Ma partire da un ossario non dà tanto l’idea di futuro. Contando che come ossario ci sarebbe già Fassino. Facciam pure delle solide fondamenta. Ma poi guardiamo al domani.

Si devono sposare due partiti? La Dc e il Pci? Molto bene. Ma quando uno si sposa cosa fa? Pensa al futuro. Pensa alla casa dove andrà ad abitare, pensa a comperare la cucina nuova, pensa a che divani metterci dentro, ai figli che vorrà un domani, non pensa alle foto dei nonni morti da mettere sul comodino...

Da la stampa\web

Posso solo rammentare a luciana, che la politica del nostro paese e' fatta da segretari di partito e coalizioni, esistenti e prossimi futuri, dovranno sempre e comunque mangiarsi la bile con i vari esponenti governativi, i quali tireranno la giacchetta per i loro interessi privati e del loro elettorato, fa bene grillo a dichiarare, dopo due legislature a casa, a far nuove professioni.

postato da charliebrown01 alle ore 29/06/2007 17:28 | link | commenti
categorie:
29/06/2007

Asia argento, al posto suo avrei molti interrogativi.

Gli uomini non riescono a far sesso con me
«Gli ultimi sei con cui sono stata non ce l'hanno fatta, il settimo ha cercato di prendere il viagra». Poi rivela: «Li trovo in Internet»
Asia Argento in copertina su GQ
Asia Argento in copertina su GQ
MILANO
- Le ultime avventure amorose? Horror buone per i film del padre. A GQ Asia Argento fa il punto della sua vita sessuale e rivela un clamoroso e inatteso retroscena: «Gli ultimi sei uomini con cui sono andata a letto non ce l’hanno fatta a fare l’amore con me. Per non parlare del settimo che ha cercato di prendere il Viagra sotto i miei occhi. L’avesse fatto di nascosto, pazienza. Ma così, davanti a me, gli ho dovuto dire di lasciar perdere e l’ho dovuto spedire da dove era venuto».

IMMAGINE DISTORTA - Tutto, a sentir lei, a causa dell'immagine che si è creata: «Credo che loro si aspettassero qualcos’altro, sai: il personaggio, quella che mi sono stancata di essere, sadomaso, lesbochic o come cavolo mi immaginavano. Sono stata me stessa e non bastava. Poi, loro hanno detto tutti la stessa frase, questa: «Io la prima volta non ci riesco mai». E tu non concedi una seconda chance? «No, grazie, per adesso sto ferma un giro, poi vediamo, magari incontro qualcuno che ci riesce una di queste notti.
Da corsera\web
 
Potrebbero essere notizie create ad arte per far parlare di se, non ritengo possibile delle defaiance cosi' ripetute con partners diversi, se e' la verita' riterrei la situazione preoccupante, il problema potrebbe essere lei!!! 
postato da charliebrown01 alle ore 29/06/2007 16:57 | link | commenti (5)
categorie: gossip
29/06/2007

Solo indagini e giustizia, spero che non si avvii una spirale vendicativa,

Roma, sprangate fasciste dopo il concerto: due feriti


La banda Bassotti in concerto - foto gruppo - 220x147
Due ragazzi feriti e molta paura giovedì sera a Villa Ada, a Roma, al termine del concerto rock del gruppo «Banda Bassotti». Secondo quanto raccontato dagli organizzatori, attorno all'una della notte è arrivata una ventina di persone con il volto coperto da caschi, armati di bastoni ed hanno cominciato a aggredire il pubblico lanciando anche alcuni petardi tra la folla. Sono stati momenti di tensione tra le decine e decine di persone che assistevano al concerto inserito nella manifestazione «Roma incontra il mondo». Fino all'arrivo dei carabinieri del Nucleo radiomobile e della Compagnia dei Parioli che hanno faticato non poco per riportare la situazione alla calma.

Secondo quanto raccontato dagli organizzatori dell'evento musicale, l'aggressione fatta dal gruppo di persone armate avrebbe un origine politica, infatti, gli aggressori avrebbero urlato slogan di destra contro i giovani presenti al concerto, «classificati come comunisti». I due giovani feriti sono due ragazzi romani e per uno dei due è stato necessario il ricovero all'ospedale Sandro Pertini con una prognosi di 20 giorni a causa di alcune ferite di arma da taglio. L'altro ragazzo invece è stato medicato alla testa per una ferita causata da un oggetto che gli è stato lanciato addosso. Lancio oggetti anche contro i carabinieri. I carabinieri hanno identificato alcune persone delle quali si sta cercando di capire quali siano stati i loro movimenti all'interno del concerto.

«Quanto successo questa notte a Villa Ada, subito dopo un concerto cui avevano partecipato tanti giovani, è di una incredibile gravità. Gruppi di teppisti armati di spranghe e bombe-carta, nascosti nell'ombra all'uscita e al grido di «Viva il Duce», hanno premeditatamente aggredito ragazze e ragazzi. Uno di loro è stato accoltellato e con sollievo apprendiamo che le sue condizioni non sono gravi» Lo ha detto il sindaco Walter Veltroni sottolineando che l'aggressione di questa notte a Roma ha provocato momenti di tensione e reazione fra i ragazzi presenti al concerto. «Fatti del genere -ha detto il sindaco- non debbono accadere in questa città. In ogni modo va evitato che chiunque accenda spirali di violenza. Mi auguro che le forze dell'ordine riescano ad individuare i colpevoli dell'aggressione e ad assicurarli immediatamente alla giustizia». Veltroni ha aggiunto: «Mi auguro che da parte di tutte le forze politiche giunga subito una nettissima e inequivocabile condanna verso queste forme di delinquenza e di violenza».
Da l'unita'\web
Scene di un passato abbastanza recente, gli anni caldi del terrorismo e dei movimenti politici estremisti, un gravissimo fatto, censurato anche dal sindaco di roma, spero che i centri sociali non prendano spunto per una spirale vendicativa, al contrario devono essere avviate indagini serie da parte investigativa, dovrebbe essere abbastanza facile individuare i personaggi,numerosi, di un impresa violenta e di natura fascista.
postato da charliebrown01 alle ore 29/06/2007 16:11 | link | commenti (2)
categorie: giustizia
29/06/2007

MIka Brzezinski,un meritato plauso alla giornalista

 

La motivazione: «Il nostro telegiornale non dovrebbe cominciare così»
«No alle news sulla Hilton prima dell'Iraq»
Una giornalista della Msnbc si rifiuta di leggere la notizia sull'ereditiera in apertura di tg. Il video è ora un tormentone web
NEW YORK - Doveva leggere la notizia della ritrovata libertà di Paris Hilton prima delle news che riguardano gli orrori e le quotidiane vittime americane in Iraq. Ma la giornalista Mika Brzezinski si è rifiutata categoricamente di seguire questa scaletta e dopo aver tentato di bruciare il foglio dove era stata battuta la notizia del rilascio della bella ereditiera, l'ha strappato indignata (guarda il video). Un siparietto televisivo che ha conquistato gli utenti di Youtube: oltre 250.000 persone hanno già visto sul sito americano il video del "gran rifiuto" della Brzezinski.
Da corsera\web
Ho visto il video, mi e' parso addirittura un po' plateale il gesto, in ogni caso almeno si e' evidenziata la mediocrita' delle scalette mediatiche, i tg alla carlo rossella intendo.
postato da charliebrown01 alle ore 29/06/2007 15:47 | link | commenti (2)
categorie: giornalismo
28/06/2007

Quantanamo, finalmente una presa di posizione decisa.

Chiudere Guantanamo , videopetizione di Amnesty

Paola Zanca


Irene Khan, segretario generale di Amnesty International, foto Ansa
Ogni mercoledì un volo gratuito raggiunge Portorico. Un altro breve tragitto e in un attimo si è a Guantanamo Bay, soleggiata località che affaccia sul Mar dei Caraibi. Bastano 12 dollari per il pernottamento e qualsiasi giornalista può visitare il carcere speciale di Camp Delta. Detta così, sembra il trionfo della trasparenza. Ma Erik Gandini e Tarik Saleh, due giornalista svedesi, hanno dovuto presto ricredersi sulle reali possibilità di conoscere quello che accade al di là di quel filo spinato.

È quello che raccontano in Gitmo, documentario distribuito da Fandango che è stato presentato a Roma martedì 26 giugno da Amnesty International, in occasione della Giornata mondiale contro la Tortura. Chiudere Guantanamo, ora è lo slogan della campagna di mobilitazione contro il carcere speciale voluto dagli americani per "sconfiggere" il terrorismo. Una prigione anomala dove in 5 anni (Camp Delta è stato aperto l'11 gennaio del 2002) sono passate circa 750 persone e che ancora oggi, a cinque anni di distanza conta ancora circa 400 presenze. «L'accusa - spiega Paolo Pobbiati, presidente della sezione italiana di Amnesty - è stata formalizzata soltanto per due detenuti, tutti gli altri praticamente non sanno nemmeno perché sono stati catturati né sono stati processati secondo gli standard di giustizia internazionali». Una detenzione arbitraria, in luogo scelto ad hoc per sfuggire a qualsiasi regola. Guantanamo è un limbo, dove non valgono gli accordi internazionali sottoscritti dagli Stati Uniti e dove nessuno può alzare la voce. Per questo Amnesty chiede ai politici di tutto il mondo di «avere più coraggio» e invita i cittadini ad essere i primi a dare l'esempio, a «metterci la faccia». Con una videopetizione - nella piazza è allestito un piccolo set per la ripresa - ognuno può mettere la faccia e chiedere di Chiudere Guantanamo. Gli attivisti di Amnesty ne hanno già raccolte centinaia nel corso della campagna e proprio in questi giorni ne hanno consegnate una parte al consolato americano in Italia.

Immagini per lottare contro un luogo che non può essere ripreso. Sì, perché è quello che hanno scoperto a malincuore i due giornalisti svedesi atterrati di mercoledì con un volo gratuito a Portorico. Niente immagini, niente risposte a domande precise sui detenuti e sui loro capi d'imputazione. Il tenente Moss, soldato di stanza a Guantanamo e incaricato di accompagnare i media nei loro tour, si diletta nel raccontare le bellezze esotiche del luogo, avverte della pericolosità delle iguane, mostra soddisfatto i campi da football costruiti a Camp Delta per i soldati americani, racconta con l'acquolina in bocca della recente apertura di un Pizza Hut e di un Mc Donald. Nemmeno una parola su quello che avviene nelle celle e nelle stanze degli interrogatori. Nemmeno un passaggio sui soldati statunitensi allontanati dal servizio perché poco propensi ad accettare i metodi della reclusione. Nemmeno un accenno allo Sviluppo delle tecniche di interrogatorio sottoscritto dal segretario alla Difesa americana Donald Rumsfeld. Silenzio assoluto sull'environmental manipulation, i violenti sbalzi di temperatura a cui sono sottoposti gli interrogati, bocca cucita sul prolonged standing, la costrizione a mantenere posizioni per ore (il massimo previsto era di 4 ore, lo stesso Rumsfeld, racconta Gitmo, ha appuntato un prolungamento fino alle 8 ore, perché anche lui, dice, sta in piedi tutto quel tempo), tabù anche il racconto dell'increase anxiety, il modo per spaventare gli interrogati, magari puntandogli contro un cane rabbioso. Questo è l'ufficio stampa di Guantanamo Bay, non vale la pena indagare troppo sui diritti violati dei detenuti, perché «l'unica cosa sicura è che questa gente è cattiva». Parola di George W. Bush.

Gitmo è finito, la piazza si svuota. Se ne vanno anche i carabinieri che hanno presidiato la serata. Uno di loro ha ininterrottamente parlato al cellulare per tutta la durata del film. Ride sguaiato. Avrà trent'anni e forse ha voluto approfittare della serata senza tensioni per chiacchierare con qualche amico lontano. Le immagini e le voci che arrivano dallo schermo che ha di fronte non lo hanno minimamente interessato. Anche se parlano anche di lui, e dello spirito di appartenenza che fa stare zitto il tenente Moss e molti dei suoi colleghi.
Da l'unita'\web
Finalmente amnesty international, prende posizione sulla vergognosa condizione dei prigionieri di quantanamo, senza tutele, tenuti in condizioni spaventose, con documentazioni filmate a riguardo, magari incarcerati nell'isola caraibica solo per semplici sospetti, se chi gestisce tutto cio', e' definito dai piu', la culla della democrazia, evidentemente e' un mondo impazzito.
postato da charliebrown01 alle ore 28/06/2007 22:31 | link | commenti (2)
categorie: giustizia
28/06/2007

Beppe grillo superstar a bruxelles.

Al posto della maggior parte dei politici italiani mi vergognerei,dichiarazioni fatte da un italiano normale, ormai solo piu' blogger, le verita' di una classe politica, solo dedita al proprio potere personale, il tutto in una platea continentale.

postato da charliebrown01 alle ore 28/06/2007 19:46 | link | commenti (5)
categorie: politica, satira
27/06/2007

Ci vorrebbe piu' umanita' e le famose pari opportunita'.

STUDIO ARABO, IL BURQA FA MALE ALLA SALUTE

NEW YORK - Nel dibattito politico-religioso sul velo islamico hanno detto la loro anche gli scienziati: in uno studio pubblicato sull'ultimo numero dell'American Journal of Clinical Nutrition un gruppo di ricercatori mediorientali afferma che il burqa provoca una deficienza di vitamina D nelle donne che lo indossano con gravi conseguenze per la salute.

Nei paesi mediorientali e in altre nazioni ad alto tasso di immigrazione islamica le donne che si coprono col velo dalla testa ai piedi dovrebbero compensare l'assenza di esposizione al sole con dosi 'bomba' di vitamina D, sostengono i ricercatori. "Quando l'esposizione al sole, la maggior fonte di vitamina D per gli esseri umani, è limitata, sono necessarie dosi molto più alte di supplementi vitaminici, soprattutto nelle donne che allattano", ha spiegato Hussein Saadi, lo specialista di medicina interna che ha curato lo studio con i colleghi della United Arab Emirates University in collaborazione con il Cincinnati Children's Medical Center.

Saadi ha studiato i livelli di vitamina D in 90 donne durante l'allattamento e 88 donne che non avevano mai dato alla luce un bambino. Molte di loro si vestivano con il tradizionale abito che copre tutto il corpo, comprese mani e faccia, quando uscivano di casa. Solo due delle donne in ciascun gruppo non sono risultate al di sotto dei livelli di vitamina D raccomandati. Sono state quindi somministrate a casaccio dosi giornaliere da 2.000 unità di vitamina D2, una dose da 60.000 unità ogni mese: in entrambi i casi il supplemento vitaminico aveva aumentato i livelli di vitamina D nel sangue, ma alla fine dei tre mesi dell' esperimento solo 21 delle 71 donne (meno di una su tre) che avevano completato lo studio avevano raggiunto i tassi di vitamina D considerati adeguati.

La conclusione degli scienziati arabi: le donne velate hanno bisogno di più alti livelli di supplementi vitaminici, a meno di non ridurre il tasso di fondamentalismo, abbandonando il velo per qualche decina di minuti al giorno. Non è il primo studio condotto in un paese arabo che getta l'allarme sanitario sull'uso del velo. Quattro anni fa una ricerca condotta in Turchia aveva scoperto che la carenza di vitamina D esponeva le donne velate in quel paese a un più alto rischio di fratture da osteoporosi.

Da ansa\web

Chiedere al mondo mussulmano di riformare questa abitudine dettata dal corano, e' impresa impossibile, dare la possibilita' di integrare  la mancanza di vitamina d, sarebbe un passo molto umano, considerando le difficolta' delle donne in gravidanza per se e  per i loro figli.

Non ho altri commenti, oltre denunciare la mancanza di pari opportunita', ma e' risaputo, e' il loro mondo.

postato da charliebrown01 alle ore 27/06/2007 21:51 | link | commenti
categorie: societa, sanita

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