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| LA SPERANZA NEL DARFUR PARTE DALL' AGRICOLTURA |
ROMA - Non si uccide solo con le armi, non si distrugge un popolo con il solo uso della violenza. C'é una strategia molto più sottile e letale per annientare il nemico: ridurlo alla fame. E' così che oggi si muore in buona parte dell'Africa e in tutte quelle terre martoriate e rese sterili da conflitti inumani. Ed è così che oggi i tanti poveri scampati al genocidio nel Darfur rischiano di scomparire. Secondo il rapporto delle agenzie Onu di fine 2006, il 70% della popolazione colpita dalla guerra rimane a rischio d'insicurezza alimentare, perché i sistemi produttivi agro-pastorali sono stati seriamente danneggiati. Mancano semi e strumenti agricoli, mancano pozzi, punti d'acqua e cisterne funzionanti, mancano assistenza sanitaria e capacità di prevenire le malattie per il bestiame. Manca insomma la possibilità di ricominciare a muoversi sulle proprie gambe, senza dover dipendere, per una minima speranza di sopravvivenza, dall'arrivo di aiuti umanitari dal cielo. Nonostante la presenza di quasi 15.000 operatori umanitari appartenenti a quasi 100 fra organizzazioni, agenzie e istituzioni della comunità internazionale, i dati riportati nel 'Darfur Humanitarian Profile' dell'Onu sono tristemente sconfortanti: le necessità di acqua potabile sono coperte solo per il 51%, almeno il 31% della popolazione vive in condizioni igieniche precarie, circa il 50% non gode di un servizio di salute e lo stesso dicasi per l'educazione. Il livello di malnutrizione generale inoltre rimane sempre sopra la soglia critica. Uno dei problemi più preoccupanti riguarda l'acqua: oggi la maggior parte della popolazione vive con meno di 1.5 litri di acqua al giorno; il rapporto pozzi-persone è in media di 1 a 8.000, mentre quello tra pozzi e animali è di circa 1 a 20.000, con una scarsa capacità di manutenzione e una bassissima conoscenza di pratiche igieniche. Su questo settore è da tempo impegnata la Coopi (Cooperazione internazionale) che, grazie al finanziamento di Echo, Fao, Unicef e Ministero degli Affari Esteri, ha avviato un progetto di sicurezza alimentare e di sicurezza idrica nelle località di Mellit e Malha (Nord Darfur) con l'obiettivo di aumentare almeno del 22% la disponibilità di acqua potabile e di ridurre almeno del 30% l'incidenza delle malattie dovute ad acqua contaminata. A tutto il 2006 si è così riusciti a raggiungere una popolazione di circa 430.000 persone, riabilitando o ricostruendo 66 pozzi e vaccinando quasi 700.000 capi di bestiame. Le azioni non finiscono qui: insieme all'Agenzia per gli aiuti umani dell'Unione europea si sta portando avanti uno studio per un progetto di sicurezza alimentare a favore di circa 50.000 beneficiari attraverso la distribuzione di sementi e attrezzature agricole, la formazione e il rafforzamento delle capacità tecniche locali. Tali interventi puntano ad evitare che ulteriori fette deboli della popolazione locale si convertano in profughi che dipendono completamente dagli aiuti esterni. "Dateci i mezzi per coltivare le nostre terre" chiedono infatti gli abitanti del Darfur. Alle centinaia di migliaia di persone colpite dalla guerra non manca la volontà di riprendere l'attività agricola e l'allevamento: quello che scarseggia sono i mezzi. Nel Darfur ci sono due differenti opinioni: secondo alcuni la violenza è ancora troppo diffusa per realizzare programmi su vasta scala per l'agricoltura e la pastorizia. Altri invece ritengono che assistenza e ricostruzione debbano andare di pari passo. Il problema principale rimane ancora una volta la sicurezza: già nel dicembre 2006, l'Onu lamentava che per le proprie agenzie l'accesso era stato ridotto al 64% del territorio del Darfur per questioni di sicurezza. Un dato, questo, che quasi paradossalmente è andato crescendo dopo la firma dell'accordo di pace, il 'Darfur Peace Agreement', di un anno fa. Da ansa\web Dall'isolamento e dal dimenticatoio, con gli appelli dei media ,finalmente l'onu e la comunita' europea,iniziano progetti atti a porre fine a questo disastro di un intero popolo. I migliori progetti per aiutare il terzo mondo sono quelli da costruire nella loro terra, con stanziamenti e volontari che diano la possibilita' di cominciare ad essere autonomi, con le possibili coltivazioni agricole e artigianato da esportare. |
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Un momento della manifestazione di solidarietà alle donne oppresse organizzata davanti al tribunale di Brescia
MILANO - Sono stati due connazionali ad aggredire la vice presidente lombarda dell'Associazione donne marocchine in Italia. Lo hanno fatto vicino alla moschea milanese di viale Jenner, per punirla di aver partecipato ieri alla manifestazione di protesta davanti al tribunale di Brescia dove si svolgeva l'udienza preliminare per l'omicidio della ragazza pakistana uccisa dal padre e dai fratelli per il suo comportamento troppo "occidentale".
"Devi smetterla di parlare di islamismo" le hanno detto i suoi aggressori. "Hina è un prostituta come te". E stringendole il viso con le mani l'hanno avvertita: "Ricorda: la bellezza non dura a lungo". Dounia Ettaib è rimasta molto scossa dall'aggressione ma ha tenuto a replicare che "non sarà questo fatto a fermare l'attività dell'associazione".
La giovane attivista per i diritti delle donne musulmane ieri era a Brescia, insieme ad altre 150 connazionali per manifestare solidarietà alle donne oppresse. Stringeva un cartello come le altre militanti di Acmid con su scritto: "Io sono Hina". Chiedevano al giudice di ottenere la costituzione di parte civile dell'associazione; richiesta che è stata però respinta dalla corte.
E' parere concorde tra gli investigatori che l'aggressione di questo pomeriggio sia la violenta risposta delle fasce più estremiste all'opera di integrazione che Dounia Ettaib e Acmid stanno conducendo da tempo. Le frasi pronunciate dagli aggressori sembrano essere una prova. Ora è alta la preoccupazione tra le attiviste dell'associazione che temono di subire nuove minacce per le loro battaglie contro il fanatismo islamico. Lo stesso che l'11 agosto scorso, spinse il padre di Hina a massacrare con 28 coltellate la figlia e a seppellirne il corpo in giardino.
Da la repubblica\web
Certe manifestazioni di intolleranza danno l'idea d'esser tornati nell'oscuro medioevo, spero che l'avvicinamento di queste poplazioni agli stili di vita occidentale, possa esser motivo di integrazione e tolleranza per chi crede in qualsiasi forma religiosa e chi al contrario non e' credente.
Ho gia' commentato a riguardo della condizione femminile nel mondo mussulmano, sono per le pari opportunita' tra i sessi, con nessuna prevaricazione di chichessia.
Un pensiero alla povera ragazza, hina, non una prostituta, una ragazza con molta voglia di vivere senza barriere.
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Gli uomini non riescono a far sesso con me
«Gli ultimi sei con cui sono stata non ce l'hanno fatta, il settimo ha cercato di prendere il viagra». Poi rivela: «Li trovo in Internet»
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MILANO
- Le ultime avventure amorose? Horror buone per i film del padre. A GQ Asia Argento fa il punto della sua vita sessuale e rivela un clamoroso e inatteso retroscena: «Gli ultimi sei uomini con cui sono andata a letto non ce l’hanno fatta a fare l’amore con me. Per non parlare del settimo che ha cercato di prendere il Viagra sotto i miei occhi. L’avesse fatto di nascosto, pazienza. Ma così, davanti a me, gli ho dovuto dire di lasciar perdere e l’ho dovuto spedire da dove era venuto». IMMAGINE DISTORTA - Tutto, a sentir lei, a causa dell'immagine che si è creata: «Credo che loro si aspettassero qualcos’altro, sai: il personaggio, quella che mi sono stancata di essere, sadomaso, lesbochic o come cavolo mi immaginavano. Sono stata me stessa e non bastava. Poi, loro hanno detto tutti la stessa frase, questa: «Io la prima volta non ci riesco mai». E tu non concedi una seconda chance? «No, grazie, per adesso sto ferma un giro, poi vediamo, magari incontro qualcuno che ci riesce una di queste notti. Da corsera\web
Potrebbero essere notizie create ad arte per far parlare di se, non ritengo possibile delle defaiance cosi' ripetute con partners diversi, se e' la verita' riterrei la situazione preoccupante, il problema potrebbe essere lei!!!
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La motivazione: «Il nostro telegiornale non dovrebbe cominciare così»
«No alle news sulla Hilton prima dell'Iraq»
Una giornalista della Msnbc si rifiuta di leggere la notizia sull'ereditiera in apertura di tg. Il video è ora un tormentone web
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NEW YORK - Doveva leggere la notizia della ritrovata libertà di Paris Hilton prima delle news che riguardano gli orrori e le quotidiane vittime americane in Iraq. Ma la giornalista Mika Brzezinski si è rifiutata categoricamente di seguire questa scaletta e dopo aver tentato di bruciare il foglio dove era stata battuta la notizia del rilascio della bella ereditiera, l'ha strappato indignata (guarda il video). Un siparietto televisivo che ha conquistato gli utenti di Youtube: oltre 250.000 persone hanno già visto sul sito americano il video del "gran rifiuto" della Brzezinski.
Da corsera\web
Ho visto il video, mi e' parso addirittura un po' plateale il gesto, in ogni caso almeno si e' evidenziata la mediocrita' delle scalette mediatiche, i tg alla carlo rossella intendo.
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Al posto della maggior parte dei politici italiani mi vergognerei,dichiarazioni fatte da un italiano normale, ormai solo piu' blogger, le verita' di una classe politica, solo dedita al proprio potere personale, il tutto in una platea continentale.
| STUDIO ARABO, IL BURQA FA MALE ALLA SALUTE |
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Da ansa\web Chiedere al mondo mussulmano di riformare questa abitudine dettata dal corano, e' impresa impossibile, dare la possibilita' di integrare la mancanza di vitamina d, sarebbe un passo molto umano, considerando le difficolta' delle donne in gravidanza per se e per i loro figli. Non ho altri commenti, oltre denunciare la mancanza di pari opportunita', ma e' risaputo, e' il loro mondo. |