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charliebrown01

la coperta di linus
31/10/2007

Da Gramellini,le due facce della destra, abbastanza analoghe a parer mio.

Ahimè, ahi lei, ahi noi
 

 

Gentile cavalier Berlusconi,


un leader cinquantenne del centrodestra ha reagito alla domanda di una giornalista sulla sua vita privata alzandosi dalla sedia e andando via. Invece un leader settantenne del centrodestra, che tempo fa reagì alla domanda di una giornalista sul suo governo alzandosi dalla sedia e andando via, la vita privata continua a infilarla nelle barzellette maschiliste con cui rallegra le platee amiche: «Ho convinto mia moglie a restare ed è rimasta, ahimè». Il primo leader si chiama Sarkozy. Il secondo, ci siamo capiti.

Cavaliere, ai suoi occhi Sarkozy sembrerà il solito francese al quale hanno estirpato nella culla il senso dell’umorismo e Berlusconi un simpatico arcitaliano che sa scherzare sulle proprie vicissitudini coniugali. Ma a me, che appartengo a un’altra generazione, Sarkozy sembra una persona seria e lei, lo dico col massimo rispetto, una persona un po’ anziana. Certe battute rilevano una concezione sorpassata del rapporto fra i sessi, con il maschio nei panni paternalisti del gigione succube e lamentoso. Rimandano a un piccolo mondo antico dove le «signore mogli» si chiudevano in cucina a scambiarsi indirizzi di negozi e i mariti in salotto a parlare di politica (lei, voglio sperare, all’epoca stava con le signore). Poi il mondo è cambiato. Persino l’Italia, anche se non si direbbe, dato che fra i Paesi sviluppati e in via di sviluppo, o di sottosviluppo, resta desolatamente l’unico in cui una donna non abbia ancora ottenuto la guida del governo o di un grande partito. Accetti un consiglio: se vuol battere il leader cinquantenne del centrosinistra, si finga un po’ cinquantenne anche lei.

Da la stampa web

A parte i consigli del finale d'articolo, ci vuole buon gusto, non e' necessario altro, le battutine rivolte a soubrette e attrici qua e la', piu' fotografie con ragazze giovani queste si rubate in modo paparazzesco,seguite da lettere dal tono amore mio ti amo ancora pubblicate sui giornali, non si addicono ad uno statista quale vuole atteggiarsi,

Direi che nell'altro versante transalpino, alzarsi dalla sedia dando l'epiteto alla giornalista,imbecille,per poi tornare nel proseguimento dell'intervista televisiva, sa tanto di testata alla Zidane con le dovute differenze, non sono anche queste dimostrazioni di far play, era sufficiente un no comment o una risposta analoga.

Ho idea che subentri a vari stadi un certo delirio d'onnipotenza,mi auguro che Il segretario del PD, un po' lumacone, non abbia in futuro questi comportamenti, sia al governo che all'opposizione,non mi sembra il tipo peraltro.

postato da charliebrown01 alle ore 31/10/2007 18:14 | link | commenti (2)
categorie: informazione
31/10/2007

Birmania, i monaci ci riprovano,un altro bagno di sangue???

Un centinaio di tonache tornano in strada dopo la violenta repressione del mese scorso
Il rapporto dell'organizzazione umanitaria Human Rights Watch: "Comprati a dieci anni"

Birmania, nuovo corteo di monaci buddisti
La denuncia: "Arruolati bambini-soldato"


<B>Birmania, nuovo corteo di monaci buddisti<br>La denuncia: "Arruolati bambini-soldato"</B>

I monaci birmani tornano in strada per protestare contro il regime

RANGOON - Tornano a sfilare i monaci contro il regime birmano. Circa duecento bonzi in saio rosso hanno dato vita ad un nuovo corteo per la democrazia lungo le strade di Pakkoku, una delle città nella Birmania centrale dove è nata la protesta. Mentre si dirigono verso la pagoda di Shwegu, i monaci cantano e recitano la 'Metta Sutta', la preghiera di Budda sull'amore universale. E' la prima volta che i monaci birmani tornano in piazza dopo le violente repressioni dello scorso mese.

L'inviato Onu, Gambari, tornerà questo fine settimana nel Paese per tentare di riavvicinare governo e opposizione. La giunta militare birmana ha intanto liberato 7 esponenti della Lega per la democrazia, il partito di Suu Kyi, di cui 150 membri sono ancora in carcere.

Intanto l'organizzazione umanitaria Human Rights Watch, denuncia che l'esercito birmano ricorre a
bambini soldato per far fronte al fenomeno della diserzione. Il rapporto della Hrw sostiene che la giunta militare abbia autorizzato i reclutatori a "comperare" bambini, alcuni non hanno neppure dieci anni.

I bambini-soldato sono reclutati in strada, alle fermate dell'autobus o nelle stazioni ferroviarie, nelle povere case dei loro genitori, costretti a seguire i loro aguzzini con la minaccia dell'arresto. "Alcuni vengono picchiati fino a quando non accettano", si dice nel rapporto intitolato "Venduti per essere soldati". Secondo Hrw, sarebbero migliaia i bambini arruolati in questo modo.


"I generali del governo tollerano l'arruolamento di bambini e non puniscono coloro che lo esercitano", sostiene Jo Becker, incaricato della difesa dei diritti dei bambini. "In questa atmosfera i reclutatori militari si dedicano a piacimento al traffico di minori".

Da la repubblica web

Quasi sicuramente altre vittime sacrificali per contestare il regime militare, l'autodeterminazione e' la via migliore per sovvertire i criminali al potere, la nuova denuncia di testimonianze che i dittatori arruolino bambini per il controllo del territorio armandoli.

Tutto il possibile dev'esser fatto per portare alla luce questa tragedia, mi auguro che l'Onu possa incentivare le restrizioni economiche nonostante la ritrosia dell'olimpica Cina, si potrebbe pensare davvero di rinunciare all'avvenimento organizzato tra un anno se i veti cinesi continueranno a permanere.

postato da charliebrown01 alle ore 31/10/2007 17:40 | link | commenti (2)
categorie: giustizia
30/10/2007

G8 genova, il sipario dell'insabbiamento e' conclamato, ingiustizia per tutti.

Idv e udeur votano con l'opposizione

No alla commissione d'inchiesta sul G8

La proposta bocciata nella commissione Affari costituzionali della Camera. Ferrero: «È un atto gravissimo»

 

 
Gli scontri al G8
ROMA - Nuova crepa nella maggioranza per la mancata attuazione di uno dei punti del programma elettorale dell'Unione: la creazione di una commissione parlamentare d'inchiesta per accertare le responsabilità istituzionali nei fatti del G8 di Genova. La commissione affari costituzionali della Camera, con un voto di parità, 22 a 22, ha infatti negato al relatore il mandato di riferire favorevolmente in aula sull'istituzione della commissione d'inchiesta. «Con la Cdl - spiega Graziella Mascia (Prc) - hanno votato Idv e Udeur e i socialisti erano assenti. È un fatto di grande gravità che impedisce di attuare il programma proposto agli elettori». La finalità della commissione di inchiesta sarebbe quella di fare luce sulla gestione dell'ordine pubblico durante i giorni del G8 del luglio 2001, caratterizzati da violenze che culimarono nella morte del giovani Carlo Giuliani, nelle devastazioni compiute da alcuni gruppi di manifestanti e nelle brutalità da parte di agenti di polizia contro alcuni dimostranti che dormivano in due scuole della città.

FERRERO - «È un atto gravissimo - tuona il ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero, puntando il dito contro gli alleati di governo che hanno votato contro -. Si preferisce l'insabbiamento alla ricerca delle responsabilità per quanto accaduto». Al ministro fa eco il segretario del Pdci Oliviero Diliberto «È clamoroso - dice - che non si voglia trovare la verità su un fatto che ha stroncato una vita umana, insanguinato le strade di Genova, offeso la sensibilità civile e la moralità di milioni di italiani e fatto calare pesanti sospetti anche sul comportamento di parti delle istituzioni».

DI PIETRO - L’Italia dei valori è favorevole ad una commissione di inchiesta sui fatti del G8 di Genova ma deve essere «una commissione che indaghi a 360 gradi sulle anomalie e le ingiustizie commesse da coloro che hanno provocato la rivolta e anche, viceversa, sugli abusi che ci sono stati da parte delle forze dell’ordine». Così Antonio Di Pietro prova a spiegare il «no» suo e del suo partito alla istituzione di una commissione di inchiesta sui fatti di Genova. «Se fosse una commissione a 360 gradi noi la votiamo domani mattina - ha sottolineato Di Pietro - ma se l’inchiesta deve indagare soltanto sugli abusi della polizia e non anche sulle illegittimità commesse da chi ha sfasciato le carrozze, le macchine e ha aggredito le forze dell’ordine, allora noi diciamo no. Perché sarebbe una giustizia a metà e non bisogna indagare soltanto quella metà dei fatti che fa comodo alla sinistra-sinistra-sinistra».

CENTRODESTRA - Immediate le reazioni positive da parte del centrodestra. «La bocciatura - dice Maurizio Ronconi (Udc) - apre anche alla Camera una voragine nel centrosinistra. Con il voto contrario dell'Udeur e dell'Idv viene certificata la crisi della maggioranza, contraddicendo un punto importante del programma dell'Ulivo. Una maggioranza che sino ad oggi si puntellava con i voti della Camera frana clamorosamente, aprendo una crisi politica obiettiva e definitiva». Incalza Maurizio Gasparri (An): «È stata cancellata una irresponsabile iniziativa della sinistra per mettere sotto processo in Parlamento le forze dell'ordine. An si è impegnata particolarmente contro questa sciagurata ipotesi che dimostra come la sinistra non abbia a cuore la sicurezza, ma la difesa dei centri sociali e di altri gruppi di violenti. Nonostante i tentativi di fare imbrogli durante le votazioni in commissione, la sinistra è stata sconfitta. I violenti del G8 vanno ricercati tra i gruppi di estremisti, non tra chi indossa la divisa».

Da corsera web

Anche in questa vicenda la frittata della maggioranza e' compiuta, un altro intendimento di programmazione di 200 pagine e piu' da interpretare, personalmente posso concepire che l'inchiesta doveva essere a 360 gradi, tutti i danni che ha dovuto subire la popolazione genovese non si cancella con una gomma!!! ma con questa votazione si chiude il sipario su quei gravi fatti, e' intollerabile, un paese allo sfascio, che il centro destra esulti su questa questione e' surreale, da oggi e' nata un'altra ingiustizia insabbiata,su Giuliani, su Bolzaneto,la scuola Diaz e le gravi distruzioni nella citta', chi vuole brindare lo faccia, spero gli vada di traverso.....

postato da charliebrown01 alle ore 30/10/2007 17:33 | link | commenti (4)
categorie: giustizia
30/10/2007

Pantani la sua morte con molte lacune inquietanti.

 

I familiari del ciclista trovato morto nel febbraio del 2004
chiedono nuove indagini dopo la pubblicazione di un libro

Pantani, l'urlo della madre
"Riaprite quell'inchiesta"

"L'hanno ucciso. E quella storia dell'autopsia è terribile"
di GIANNI MURA

la madre di Pantani, Antonina, ai funerali

LA FAMIGLIA Pantani, alla luce dei fatti nuovi contenuti nel libro di Philippe Brunel ("Vie et mort de Marco Pantani", ed. Grasset), di cui abbiamo scritto ieri, chiederà che sia riaperta l'inchiesta sulla notte del 14 febbraio 2004. "Un'inchiesta durata pochissimo, chiusa in 55 giorni. Nessuno ha preso le impronte digitali nella stanza di quel residence, che aveva gli ingressi sorvegliati da telecamere, ma nessuno ha guardato i filmati. Sul corpo non è stato fatto l'esame subungueale. Un morto famoso in una regione dove esistono gruppi specializzati, come il Ris di Parma, mai chiamato in causa. Sono stranezze, diciamo così". A parlare è l'avvocato Danilo Mastrocinque, legale della famiglia Pantani. Nel suo studio riminese c'è Tonina, la madre di Marco, che ha accettato di parlare con Repubblica.

"Marco lo hanno fatto fuori, lo so. L'ho detto subito e continuerò a dirlo, anche se c'è chi mi fa passare per pazza. Con Marco avevo delle sensazioni fin da piccolo. Pensavo che potesse cadere e lui cadeva".

Si uccide qualcuno se c'è un buon motivo per farlo, signora.

"Il motivo è che mio figlio era una persona che quello che pensava diceva. E voleva dire quello che c'è di marcio nel ciclismo".

Il doping, intende dire?
"Il marcio in generale. C'è anche in una delle ultime cose che ha scritto: parlate, ragazzi, parlate".

Marco, mi scusi, ha avuto quasi cinque anni per parlare.
"Gliel'hanno impedito, dicevano che non era credibile. La chiave di tutto è Madonna di Campiglio. Dopo, l'hanno tagliato fuori. Ha cercato di risalire in bici e ogni volta arrivava una procura, una convocazione, una denuncia, roba che neanche ai delinquenti peggiori. Babbo, diceva a mio marito, ma che ci torno a fare in corsa? Chi m'ha buttato fuori è sempre lì".

Signora, in quegli anni il doping era pratica corrente, in gruppo. C'è chi l'ha ammesso un po' d'anni dopo, chi mai.
"Marco era molto onesto. Se si fosse dopato l'avrebbe ammesso. Non l'ha mai ammesso perché era pulito".

Possiamo parlare della sua solitudine?
"Gli amici sono stati allontanati da Marco, negli ultimi anni non ne ho visti. Anche mio marito e io siamo stati allontanati con una bugia. Si parlava di far entrare Marco in una comunità, probabilmente San Patrignano, e ci è stato detto di partire, di lasciarlo solo perché così avrebbe trovato la forza di chiedere aiuto ad altri. Siamo partiti e dopo tre giorni Marco è morto".

Sapeva del libro di Brunel?
"Sì, lo leggerò quando lo traducono perché non so il francese. Ma il suo collega ci aveva anticipato i contenuti, a noi come famiglia e all'avvocato. Non sapevamo tutti i particolari. Quello, terribile, del cuore di mio figlio che il medico si porta a casa dall'ospedale l'ho saputo leggendo il giornale".

Interviene l'avvocato Mastrocinque.
"E può capire come l'ha presa la madre. Ma anch'io sono rimasto molto stupito. Stiamo parlando di un medico serio, stimato. Che parlando con un giornalista gli racconta di aver fatto una cosa illegale. Ma il fatto, secondo me, ancora più inquietante, è che si potesse immaginare un trafugamento del cuore di Pantani dall'ospedale".

Riprende a parlare la signora Tonina.
"Il fegato, aveva un fegato a postissimo Marco, non di uno che per anni manda giù porcherie. Mi fa piacere che qualcuno fuori dalla mischia scriva un libro sostenendo la mia stessa tesi, quello che sto ripetendo da tre anni e mezzo, e cioè che l'inchiesta doveva essere più approfondita. Gliene racconto un'altra, di quei giorni brutti. In casa di Marco trovo un beauty case da donna, con dentro della cocaina, e telefono al dottor Gengarelli per dirglielo. Lui mi dice: grazie, mando subito qualcuno a ritirarlo. Ma non è mai venuto nessuno, il beauty case è ancora lì. Io lo sento che c'era qualcuno in quella stanza quando è morto Marco, e spero di campare abbastanza da sapere nome e cognome".

Il libro di Brunel individua i punti deboli dell'inchiesta, solleva molti interrogativi, ma non dà una risposta, non predilige una pista. Né il suicidio né l'omicidio.

Ancora l'avvocato.
"Il bolo di materia commestibile e cocaina trovato vicino alla bocca di Marco può far pensare a una forma di ingestione forzata, ma toccherà a un magistrato valutare tutti i dati e decidere se riaprire l'inchiesta, come la famiglia Pantani si augura".
"La gente, tutti quelli che portano i fiori e lasciano poesie al cimitero, ha già capito qual è la verità", dice Tonina.

Io no, non tutta intera, e mi sento in numerosa compagnia. Aspettiamo. Sperando di non aspettare quarant'anni, come per un'altra morte misteriosa: quella di Luigi Tenco.

da la repubblica web

Gianni Mura prende spunto dal libro dello scrittore,giornalista Brunel, il francese ha svolto la sua inchiesta personale sulla tragica scomparsa sul campione di ciclismo, scrivendo un libro, siamo in attesa della traduzione in italiano,le lacune degli investigatori spiegate nell'articolo, il non aver svolto le normalissime indagini su eventuali colluttazioni da parte di Marco, essendo stata trovata la stanza in pesante soqquadro,non sono stati riscontrati ematomi e graffi sugli arti del corridore,il non aver prelevato sotto le unghie della vittima eventuali prove di epidermide di altre persone, la macabra storia del medico che si porto' il cuore di Marco a casa propria,non si capisce come mai trattandosi di un serio professionista,il non  aver controllato le telecamere del residence dove risiedeva, particolare beffardo quella costruzione e' stata abbattutta, rimangono e sono sotto processo gli eventuali pusher che secondo le accuse hanno fornito la droga a Pantani, a mio parere rimarra' un mistero, tutta l'inchiesta di Brunel non dimostra eventuali colpevolezze, ma testimonia una vicenda molto oscura che puzza di bruciato.

Anche le accuse della madre di Marco subito dopo la morte del figlio, sono accuse pesanti ma non possono dimostare alcunche', tranne dei sospetti fondati sullo scomodo ciclista preso di mira dall'antidoping, lasciando quasi immuni altri sportivi.

La drammatica morte del cantante Luigi Tenco a Sanremo negli anni 60, e' un precedente assolutamente paragonabile. 

postato da charliebrown01 alle ore 30/10/2007 14:35 | link | commenti (4)
categorie: sport
30/10/2007

Daniele Luttazzi e' televisamente resuscitato!!!

Il comico in tv, con un programma tutto suo, a cinque anni dall'"editto bulgaro"
Da sabato 3 novembre su La7 con "Decameron. Politica, sesso, religione e morte"

Daniele Luttazzi, il ritorno
"Un varietà satirico per adulti"


<B>Daniele Luttazzi, il ritorno<br>"Un varietà satirico per adulti"</B>

Daniele Luttazzi

TROPPO tardi: è già su La7. Troppo tardi se mai alla Rai fosse venuto in mente di ascoltare Michele Santoro che in una puntata di Annozero aveva lanciato un appello per un "editto al contrario", affinché "Prodi o D'Alema, per fare due nomi" chiedessero "ad alta voce" che Daniele Luttazzi tornasse ad avere un programma in Rai. L'appello di Santoro, unito a Luttazzi che dice "troppo tardi", è stato il primo spot del suo nuovo programma. Come dire "sono già impegnato", ma pure che ormai non c'è modo e spazio per la satira nella tv pubblica. Infatti è La7 a sciogliere l'incantesimo dell'"editto bulgaro": l'appuntamento con Decameron - è il titolo del programma - è per sabato 3 novembre alle 23.30. "Politica, sesso, religione e morte" è il sottotitolo, dieci puntate di "varietà satirico per adulti". Poche le anticipazioni: attori di teatro come ospiti, due canzoni dal suo album School is Boring come sigle di apertura e di chiusura, si registra negli studi romani di Cinecittà, stile improntato a "libertà, ferocia e grazia". Una promessa: "Non diffamerò nessuno".


Il proposito di scendere a più miti consigli rispetto al passato l'aveva manifestato in aprile. Ospite di Enzo Biagi a Rt - Rotocalco televisivo, aveva spiegato che "fosse per me, aprirei le cataratte e farei uscire tutta la bile accumulata in questi anni. Ma poi me ne pentirei, quindi cercherei di centellinare la bile con battute ad hoc". Sempre lì aveva detto che della tv gli mancava "la possibilità di rivolgersi a un pubblico vasto", lui che con una puntata di Satyricon faceva sette milioni e mezzo di telespettatori. "Per raggiungerli a teatro, devi lavorare più di un secolo".

Non sarà probabilmente La7 a garantirgli simili platee. Ma almeno ha trovato porte aperte per la sua satira. E le sue conseguenze imprevedibili. Fin dal 1989. Quando, alle prove generali del programma Fate il vostro gioco, fa una battuta sul Psi di Bettino Craxi e viene epurato per la prima volta dalla Rai. Ci tornerà (RaiTre) soltanto nel 1994-1995, come coautore di Magazine 3, al quale partecipa con le rubriche Sesso con Luttazzi, La cartolina di Luttazzi e La piccola biblioteca. Sempre nel 1989, per il programma Banane dell'allora Telemontecarlo, prepara gli sketch Marzullo intervista Hitler e Marzullo intervista Gesù: non andranno mai in onda.

In quegli anni di lontananza dalla tv Luttazzi si divide fra teatro, radio e scrittura. Nel 1993 traduce #$@&! - L'antologia ufficiale di Lloyd Llewellyn, il fumetto cult di Daniel Clowes. Nello stesso anno scrive, in memoria di Andrea Pazienza, Splendido amorale, per la rivista Duel, e ricorda che Pazienza faceva satira vera, quella che "non fa prigionieri". Nel 1994 pubblica Va' dove ti porta il clito, parodia di Va' dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro. La scrittrice gli fa causa per plagio, ma la perde.

Dopo il ritorno in tv su RaiTre, la popolarità di Luttazzi esplode nel 1996 con la partecipazione a Mai dire gol su Italia 1. I personaggi (Panfilo Maria Lippi, il professor Fontecedro, Luisella) da lui interpretati nel programma della Gialappa's vengono pubblicati nei libri Tabloid e Cosmico. Nel 1998, sempre su Italia 1, esordisce alla conduzione del talk show notturno Barracuda: censurato già alla prima intervista (la produzione taglia il passaggio in cui Claudio Martelli dice "Berlusconi non è un politico, è un piazzista"), il comico torna in Rai al termine del contratto. I passaggi censurati faranno poi parte del libro che porta lo stesso titolo della trasmissione.

All'inizio del 2001 Luttazzi torna al talk show, su RaiDue, con Satyricon: sospeso per una settimana dopo la nona puntata per via di un'intervista a Marco Travaglio su Berlusconi e Dell'Utri. Nel 2002, l'"editto bulgaro". Negli ultimi anni Luttazzi si è dedicato al teatro (il 12 e 13 ottobre scorsi era a Roma con Barracuda 2007), ha collaborato con alcuni giornali, creato un sito, pubblicato libri e due cd, lavorato come script doctor per i canali Usa Comedy Central e Hbo. Non è mai tornato in tv, nonostante parecchie offerte. Poi ha scelto La7. La data è certa, 3 novembre. Un po' meno certo, visti i precedenti, quanto durerà.

Da la repubblica web

Finalmente dopo una manciata d'anni torna alla ribalta Luttazzi, con la sua satira per nulla accondiscendente al potere, giusto in tempo, direi al foto finish prima dell'ipotetico ritorno, di chi dalla Bulgaria lo volle epurare con Biagi e Santoro, tutti ritornati prima di lui, anche se Biagi considerata l'eta' vive momenti piu' tranquilli.

Manca all'appello Sabina Guzzanti, ho idea che per lei, le porte di Saxa Rubra o viale Mazzini a Roma saranno ancora chiuse per molto tempo, si dedica al cinema, con il film  le ragioni dell'aragosta presentato a Venezia,con il cast di Avanzi,trasmissione cult degli anni 80, quando Rai 3 aveva il suo spessore, chissa' se La7 pensera' anche a lei, sta diventando un rifugio per artisti scomodi, Crozza e la new entry di Daniele ne sono testimoni.

Seppur inserito in terza fascia di programmazione, faro' di tutto al sabato per gustarlo in diretta o perlomeno attivare il timer di registrazione.

Buona fortuna a lui e chi manca ancora all'appello.

postato da charliebrown01 alle ore 30/10/2007 12:33 | link | commenti
categorie: spettacolo
29/10/2007

Cocaina, magari fosse solo il naso a compromettersi.

Il "naso da coca" è ormai una patologia e l'intervento diventa inevitabile
In aumento i consumatori di polvere bianca, anche donne e giovani di tutti i ceti sociali

Liste di attesa record negli ospedali
per i cocainomani che si rifanno il naso

Cinque mesi per una rinoplastica in clinica privata
più di un anno e mezzo in una struttura pubblica


<B>Liste di attesa record negli ospedali<br>per i cocainomani che si rifanno il naso</B>
SORRENTO (Napoli) - Rifarsi il naso distrutto dalle sniffate di cocaina è una necessità per i consumatori di polvere bianca. Ma la richiesta per questo tipo di intervento, gratis in ospedale o con diecimila euro in una struttura privata, si sta diffondendo in misura tale che i chirurghi hanno ormai delle vere e proprie liste d'attesa.

La segnalazione giunge dal Congresso di Federserd, la federazione degli operatori pubblici delle dipendenze, in corso a Sorrento. Fino a poco tempo fa, i casi di ricostruzione del naso - dicono gli esperti di Federserd - erano rarissimi, uno su cento cocainomani, quasi nessuna donna. E riguardavano per la quasi totalità vip dello spettacolo o manager.

Ora la richiesta di questo intervento si è ampliata. Ci sono liste di attesa di cinque mesi in cliniche private e più di un anno e mezzo in ospedale, quasi quanto per una Tac. Non sono più rare le donne, e sono sempre più numerose le persone di tutti i ceti sociali.

"Si sniffa cocaina, si vede il naso danneggiato con grande difficoltà nella respirazione - dice Claudio Leonardi, coordinatore del Comitato scientifico di Federserd - si va dal chirurgo plastico per un intervento, si soffre un po' e poi se non si è imparata la lezione e non ci si è curati, si torna a sniffare". Il dato allarmante è che il fenomeno è in costante crescita. "E' un problema in aumento - aggiunge Leonardi - e lo verifichiamo ogni giorno parlando con i tossicodipendenti. La situazione è ancor più grave se si pensa che sono costretti alla ricostruzione del naso anche tanti giovanissimi, nei quali le mucose e la cartilagine sono più delicate".


"Il naso da coca" è ormai una vera e propria patologia spiega il professor Gaetano Paludetti, direttore dell'Istituto di clinica otorinolaringoiatrica del policlinico Gemelli, che lancia l'allarme sull'aumento degli italiani costretti a ricorrere a un'operazione chirurgica per rifarsi il naso distrutto dalla droga.

Granulomi sottocutanei, vasi sanguigni cicatrizzati e inservibili, riassorbimento dei tessuti: il naso del cocainomane è fortemente compromesso, la carenza di circolazione sanguigna manda in necrosi i tessuti, e l'operazione chirurgica a lungo andare è inevitabile. "Sono venute da me - racconta Paludetti - persone con due buchi al posto del naso, senza più tessuti. Sono sempre più numerosi quelli che chiedono un intervento, anche se quasi tutti non ammettono che la causa scatenante è la cocaina. Ma è importante per un chirurgo saperlo, anche perché i tessuti sono così deperiti che è molto complicato procedere a una ricostruzione".

Interventi delicati, insomma, con lo scopo di garantire un ritorno a un livello accettabile di capacità respiratoria, ma che per molti pazienti sono solo uno strumento per poi tornare a "sniffare" liberamente: "Tutti dicono che hanno smesso - rivela l'otorino - ma quasi tutti poi riprendono ad assumere cocaina, e non è raro il caso di gente che torna, dopo alcuni anni, per rioperarsi".

A bussare alla porta del chirurgo sono le persone più disparate, giovani e meno giovani, uomini e donne, benestanti e ceti più modesti: "Non c'è un identikit del malato di 'naso da coca' - spiega Paludetti - diciamo che si va dai 20 ai 60 anni di età, ma talvolta anche oltre, e spesso sono persone insospettabili. Di certo il naso rovinato dalla cocaina è una patologia emergente, ma non la sola: esistono casi di persone che hanno buchi nel palato, con la comunicazione tra naso e palato aperta, a causa dell'effetto distruttivo della coca. E' una cosa molto seria, e non è necessario essere cocainomani da molti anni: se la droga è tagliata male, bastano poche sniffate per avere le vie respiratorie danneggiate".

Da la repubblica web

Ora come spiega l'articolo ed i chiarimenti degli specialisti in materia, e' aumentata a dismisura questa pratica, la necrosi delle vie aeree e' un processo inevitabile aspirando quotidianamente la sostanza, il tutto non si limita a questo antipaticissimo fattore, bensi' nell'arco degli anni, anche il cervello e la materia celebrale ne risentono in modo cronico, una vecchiaia per chi riuscira' ad arrivarci segnata da vari livelli di demenza,

Se come spiegano i chirurghi ci sono delle difficolta' nel ricreare i tessuti nasali, il cervello purtroppo per chi fa questa pratica risultera' compromesso e nessun intervento chirurgico potra' migliorare la situazione, magari tra secoli, nell'immediato rimarra' una badanta extracomunitaria ad aver posto a fianco dello sfortunato consapevole, se ne avra' le possibilita' chiaramente!!!!

postato da charliebrown01 alle ore 29/10/2007 18:47 | link | commenti (8)
categorie: sanita
29/10/2007

Mastella, in un paese normale si sarebbe gia' dimesso.

Il ministro della Giustizia invita a serrare le fila fino all'approvazione della Finanziaria
Poi una frecciata a Dini e Di Pietro: "Se si fanno sogni diversi bisogna cambiare letto"

Mastella: "A gennaio verifica di governo
Pronto a lasciare se c'è il rimpasto"


<B>Mastella: "A gennaio verifica di governo<br>Pronto a lasciare se c'è il rimpasto"</B>

Clemente Mastella

TORRE ANNUNZIATA (NAPOLI) - "A gennaio sarebbe giusto rivedersi per vedere che cosa fare con gli alleati di governo. Se snellire la compagine, magari cambiando anche il titolare della Giustizia e se ci sono le condizioni per proseguire ancora". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, a Torre Annunziata (Napoli).

"Metterei insieme condizioni diverse - dice - questo è possibile ed è giusto che debba essere fatto. Non è la prima volta che capita, si fa anche in Francia e in Germania, dove ogni tanto cambiano ministri. Magari si cambia anche il titolare di Grazia e giustizia, io non ho difficoltà. Però credo che sia giusto dopo due anni vedere come proseguire e se ci sono le condizioni per proseguire".

Il tutto, secondo il guardasigilli, dovrebbe avvenire però una volta varata la manovra economica. "La finanziaria - osserva ancora Mastella - intanto va approvata per evitare l'esercizio provvisorio. Il governo si può mandare a casa in qualunque momento, ma non quando si sta per votare la Finanziaria. Il problema del governo viene dopo e secondo me a gennaio è giusto rivedersi per vedere che cosa fare".

"L'unica cosa che non si può fare - sottolinea il leader dell'Udeur - è provocare l'ira del paese con uno che va alla riunione e un altro no". "Si può anche vivere di un voto solo - dice ancora Mastella - purché quelli che convivono con un voto in più facciano ciascuno la propria parte. Ma se si sta nello stesso letto e si fanno sogni diversi, tanto vale dividere i letti e fare ciascuno i propri sogni", conclude il ministro con un evidente riferimento alla decisione dei diniani e dell'Italia dei valori di non partecipare a una riunione di maggioranza.

da la repubblica web

Chi ha ascoltato come me le registrazioni delle intercettazioni eseguite dall'investigazione di De Magistris, non puo' affermare o stabilire alcuna colpevolezza, rammento che bisognera' aspettare se andra' a giudizio, poi democraticamente aspettare il terzo giudizio, ovvero la cassazione, dopo di che trarremo tutti quanti le conclusioni, detto cio' la natura della telefonata agli atti, non ho idea se ne esistano altre,dimostrano un rapporto alquanto ambiguo di rapportarsi con l'interlocutore, la reticenza di quest'ultimo di chiarire nella trasmissione anno zero alcuni dialoghi, sono palesi comportamenti omertosi.

Il problema degli atti non secretati, e' un problema ormai atavico delle procure, chi fa le inchieste non dovrebbe mai muoversi dal proprio posto, pena la sparizione di dossier e documenti vari.

In qualsiasi altra democrazia europea, direi occidentale,  un ministro della repubblica, ancor piu' investito della carica di guardasigilli,si sarebbe dimesso un'ora dopo dalla pubblicazione della telefonata, ma siamo il paese dei pulcinella,degli arlecchino e dei soliti balanzone, inteso il solito popolo, che paga i propri dipendenti e sta a guardare tutte le istrionerie possibili e immaginabili.

Sono davvero degli acrobati della poltrona, a gennaio se ci arrivera' questo esecutivo, avra' gia' in serbo qualche altra furbata per continuare a campa'.......

postato da charliebrown01 alle ore 29/10/2007 18:32 | link | commenti (4)
categorie: politica
28/10/2007

Michele Serra, senatori in saldo e la porcata elettorale calderoliana.

SATIRA PREVENTIVA

Senatori in leasing

di Michele Serra

Comperare un parlamentare un tempo poteva sembrare una stravaganza per pochi ricchi. Oggi è un investimento sicuro, alla portata di tutti

 
Comperare un senatore: ciò che un tempo poteva sembrare una stravaganza per pochi ricchi, oggi può essere un investimento sicuro, quasi alla portata di tutti. Le possibilità offerte dal moderno mercato politico-finanziario sono infatti molteplici. Vediamo le principali.

Acquisto classico È ancora la forma preferita da chi non ha problemi di liquidità, come Silvio Berlusconi. La cifra varia sensibilmente a seconda dell'età dell'articolo in vendita: un senatore sotto la cinquantina, se di sana costituzione, può valere anche un milione di euro perché può essere rivenduto con sicuro profitto nelle prossime legislature. Un senatore anziano vale meno della metà, anche se la moda dei senatori vintage sta facendo lievitare i prezzi degli ex democristiani, richiestissimi anche per battesimi e prime comunioni, e degli ex socialisti, il cui prezzo raddoppia se nano oppure ballerina. Poi, naturalmente, ci sono i pezzi unici: per una senatrice ex socialista, non solo ballerina ma addirittura anche nana, sono stati offerti cento milioni di euro da un miliardario russo che intendeva esporla impagliata nel suo loft londinese.

Affitto o noleggio Per chi consideri troppo oneroso l'acquisto, sono ormai numerose le agenzie romane che offrono senatori in affitto per l'intera legislatura, o anche a noleggio per una sola votazione. Pacchetti molto vantaggiosi comprendono, oltre al noleggio del senatore o della senatrice per un'intera seduta a Palazzo Madama, anche la cena serale in un ristorante tipico e un brillante dopocena su una terrazza romana, compresa la scazzottata con il paparazzo. Un senatore del gruppo misto, molto spiritoso, include tra i suoi servigi anche un bacio alla francese in macchina, a fine serata, con il suo cliente.

Mercatino dell'usato Fino a qualche mese fa era una pratica semiclandestina: a Porta Portese alcuni ambulanti offrivano sottobanco senatori usati. Bastava farsi capire, loro aprivano il furgone e sotto gli scampoli di stoffa o le scatole di scarpe spuntavano un paio di senatori, spesso in ottimo stato, e abbinabili come i comodini d'epoca. Ultimamente, grazie alla fine delle ipocrisie del politically correct, i senatori e le senatrici di seconda mano sono direttamente esposti sulle bancarelle, in grisaglia o in tailleur, e vanno davvero a ruba. Ma attenzione all'incauto acquisto: non tutti i senatori in vendita nei mercatini sono ancora in carica, e il rischio è ritrovarsi in casa con un ex senatore, dimesso già da tre o quattro legislature, che rompe i coglioni perché è abituato all'auto blu e vi frega le cravatte dall'armadio.

Leasing Il senatore in leasing: ecco una soluzione davvero efficace, che mi piacerebbe molto potervi spiegare se fossi riuscito a capire, in tutti questi anni, che cos'è il leasing.

Ingrosso Trattare l'acquisto di senatori al dettaglio può essere molto costoso. Ed ecco che va diffondendosi la compravendita all'ingrosso di interi gruppi parlamentari, che vengono consegnati a domicilio su un torpedone già impavesato con i colori dell'acquirente. Sul pullman, durante la cerimonia di consegna del materiale umano, finite le visite sanitarie e il controllo della dentizione, spesso ha luogo anche una rumorosa asta di pentole e piccoli elettrodomestici.

Senator Crossing È una pratica molto simpatica, che va diffondendosi sulla falsariga del book-crossing: si lascia il proprio senatore su una panchina, o nella sala d'aspetto della stazione, in attesa che qualcuno se lo porti a casa e magari lasci al suo posto un altro senatore. Le sorprese sono infinite, il ricircolo delle idee è praticamente senza limiti: può capitare di lasciare in un parco un senatore di Rifondazione di origine operaia e ritirare una beghina della Margherita, oppure un ex repubblichino, o un concusso dell'Udc. "Pratico il senator-crossing da anni ", ci ha confidato un lobbista del Nord-Est, "e devo dire che sono sempre rimasto soddisfatto, tranne quella volta che in un autogrill ho caricato un senatore dipietrista
che voleva farmi arrestare perché non avevo messo la freccia".

Da l'espresso web

A parte la gustosissima satira di Michele, con forzature sommarie ma non distanti dalla realta', pensare di governare con 2-4 senatori in piu' rispetto l'opposizione, sperando nell'ottima salute dei senatori a vita,e' impresa da mission impossible, al di la' che l'esecutivo corrente sopravviva fino al panettone natalizio, come si puo' riuscire a legiferare importanti riforme per i cittadini che le aspettano come fosse ossigeno per respirare, Violante oggi nella trasmissione in mezzora, ha messo in evidenza la facilita' di Sarkozy in Francia e della Merkel in Germania di formare e portare in legge importanti riforme, quelle mancate ai tempi di bellachioma nonostante la maggioranza blindata e le difficolta' di patteggiare con gruppuscoli da 1% d'elettorato di questo esecutivo, in qualsiasi riforma nel nostro paese.

La riforma elettorale dev'essere inserita come priorita' nei prossimi mesi, potremo in questo modo lasciare finalmente tranquilli e in pace senatori a vita, che non possono essere determinanti in ogni momento.

Un ringraziamento particolare va dato a Calderoli e soci, la porcata e' servita per tornare al potere dopo due anni, ma il popolo sovrano in buona parte non ringrazia.

postato da charliebrown01 alle ore 28/10/2007 19:24 | link | commenti (6)
categorie: satira
28/10/2007

Cristina Fernandez Kirchner,elezioni argentine,i sondaggi la danno superfavorita

Argentina al voto, favorita la first lady

In 27 milioni chiamati alle urne. I sondaggi danno per certa la vittoria di Cristina Fernandez Kirchner

 

 

BUENOS AIRES - Circa 27 milioni di elettori argentini sono chiamati alle urne per scegliere il successore del presidente Nestor Kirchner, il cui mandato scade in dicembre, un nuovo vicepresidente e per il rinnovo di metá dei deputati e di un terzo dei senatori. Tra i 13 candidati in lizza per la «Casa Rosada» la super favorita è la moglie di Kirchner, la 54 enne senatrice Cristina Fernandez, alla testa del Fronte per la Vittoria.

SONDAGGI - Secondo i sondaggi della vigilia, la «first lady» potrebbe ottenere - se non il 45% dei voti necessari per la vittoria al primo turno - il 40% dei consensi che, insieme al vantaggio di almeno il 10% sul secondo candidato, renderebbe inutile l'eventuale ballottaggio previsto per fine novembre. Le ultime indagini sulle intenzioni di voto danno la senatrice al 43% e nessuno dei suoi avversari supera il 15%. Sempre stando ai sondaggi, la popolarità di cui gode Kirchner gli permetterebbe di vincere ancor più facilmente della moglie, ma la decisione della coppia di alternarsi al potere consentirà ai due di restare a lungo alla Casa Rosada.

STAFFETTA A CASA ROSADA - Per legge in Argentina un presidente può essere eletto solo per due mandati consecutivi: Kirchner ha deciso di non correre questa volta, ma potrà ripresentarsi alle prossime presidenziali. Per questa staffetta i critici hanno così coniato la parola «MonarKia», con la 'K' maiuscola a indicare il cognome della coppia. Ma la continuità che i Kirchner probabilmente assicureranno non è vista da tutti come negativa, visto che il presidente uscente ha garantito un periodo di quattro anni di stabilità politica e di crescita economica, nel quale gli abusi dei diritti umani di un tempo sono stati puniti, con una determinazione.

SLANCIO FEMMINILE - Nei quattro anni e mezzo di governo del presidente Nestor Kirchner in Argentina «abbiamo realizzato tanti sogni, ma è necessario andare avanti per concretizzarne tanti altri» ha sostenuto con foga di candidata, ma anche con slancio tutto femminile, Cristina Fernandez Kirchner, chiudendo la lunga campagna nel popoloso municipio di La Matanza, area strategica della provincia di Buenos Aires. Elencando i sogni con cui nel 2003 «quell'uomo» - ha chiamato così il marito Nestor che la ascoltava attentamente sul palco accanto al vicepresidente Daniel Scioli - ha assunto le redini dell'Argentina la candidata, che indossava un tailleur bianco con gonna a pieghe, ha evocato la dignità del lavoro, la fine dell'impunità e il recupero delle istituzioni.

Da corsera web

Sembra che vada di moda nel continente americano che la first lady ho subito o dopo alcuni anni debba succedere al marito, vedi Hillary negli States, mi auguro che per gli argentini continui la via di ricostruzione del paese, dopo gli sconquassi finanziari di alcuni anni fa.

Dopo tutto scorre molto sangue italiano nel paese dei gauchos, anche noi abbiamo vissuto l'epoca degli extracomunitari!!!!

postato da charliebrown01 alle ore 28/10/2007 14:51 | link | commenti (4)
categorie: politica
28/10/2007

Grattacielo a Torino,non ne vedo la necessita'.

Renzo Piano guarda i disegni
e i plastici che da oggi al 13
gennaio 2008 sono esposti
a Palazzo Madama
RENATO RIZZO
TORINO
«Un grattacielo, a Torino, io l’ho già "costruito". E’ una torre che, invece d’essere verticale, è orizzontale: si chiama Lingotto. Allora l’ispirazione partiva inevitabilmente dalla forza della memoria evocata dall’ex fabbrica, in questo caso la spinta arriva dalla ricerca d’una sostenibilità ambientale, sociale e culturale. Ma alla base di tutto, qui come per l’immensa struttura di via Nizza, c’è sempre la voce del luogo: i suggerimenti che ti offre il contesto, la ricerca degli agganci possibili con la città. Di più: come fare in modo che la città adotti l’opera senza traumi».

Renzo Piano guarda i disegni e i plastici che da oggi al 13 gennaio 2008 sono esposti a Palazzo Madama e che mostrano la pianta del capoluogo subalpino con quella sorta di astronave atterrata sulla Spina 2: il «suo» grattacielo progettato per Intesa-Sanpaolo. «Vede - spiega - come si integra con la grandiosità di quest’area?».

Dipende dai punti di vista e dalle interpretazioni: certi suoi colleghi, intellettuali e non pochi politici sostengono che la torre, o il «torrone» come qualcuno già l’ha definita, sarebbe un corpo estraneo nello «sky-line» di Torino.
«È un edificio che non è né aggressivo né arrogante. Non s’impone al contesto in cui sorge: è una costruzione che sconfinerà in un parco e sorge in una zona di grande ampiezza e ariosità. Le sue caratteristiche sono la leggerezza e la sostenibilità. E, in più, la capacità di riflettere l’atmosfera della città».

Una battuta per chi storce il naso di fronte al suo lavoro.
«La discussione è sempre benvenuta, purché poggi su basi vere. Purtroppo, oggi, c’è la tendenza a radicalizzare il dibattito. Si parla tanto di modernità e di diffidenza nei confronti di ciò che questo termine sottende: ma che cosa significa davvero modernità? Nel suo nome sono state partorite autentiche schifezze, ma non dimentichiamo che anche la Mole Antonelliana, ai suoi tempi, era moderna. I tram? Non erano più moderni dei bus che li hanno sostituiti? Sono valutazioni che ci porterebbero lontano».

Architetto, torniamo al grattacielo: ci spiega da dove derivano la sostenibilità e leggerezza di cui parla?
«Incominciamo dalla struttura: è di vetro, darà all’edificio un aspetto trasparente. Meglio ancora, brillante. La torre "respirerà". Nel realizzare i solai in cemento armato, per esempio, abbiamo fatto in modo che catturassero il fresco delle notti, una caratteristica del clima estivo di Torino. Questa ventilazione naturale consentirà, l’indomani, d’accendere gli impianti d’aria condizionata tre-quattro ore più tardi. Con un energico taglio alla bolletta. E, poi, non dimentichiamo l’attenzione che abbiamo dedicato alle esigenze della gente».

Vuol dire che avete voluto coniugare insieme lavoro e svago in un oggetto che riguarda pur sempre una grande banca?
«Lo sforzo principale è stato proprio questo: evitare che la torre apparisse come un emblema del potere. Smontare, cioè, la simbologia quasi connaturata allo stereotipo del grattacielo. E abbiamo tentato di farlo aprendolo alla fruizione pubblica. Ogni costruzione è il racconto d’una storia che si sviluppa frammento dopo frammento: questa non vuole raccontare storie d’arroganza».

La gente, allora. Come potrà godere di quella che lei ha definito «una lanterna magica»?
«C’è il grande parco dove passeggiare nel verde, l’asilo per portarci i bambini, i bar, il ristorante panoramico, la pinacoteca, la terrazza che offre una visione magnifica della città con la cerchia delle montagne e il fiume che scorre pigro, in lontananza. Lassù, l’ultimo piano a 180 metri: il luogo che chiameremo "del sogno", "della contemplazione". E, poi, c’è l’auditorium, il luogo dello svago e della cultura, ricavato nella parte più bassa della torre. Io voglio che le persone, quando sollevano gli occhi, vedano questa sala, non l’ufficio del presidente della banca».
Il plastico con il progetto dell'ipotetica struttura.
Una visione con l'ipotetico progetto, perlomeno l'altezza da l'idea dell'impatto panoramico.
Da la stampa web
Le considerazioni dell'illustre Renzo Piano possono essere affascinanti, di come potra' essere multifunzionale l'ingombrante struttura e per aspetti occupazionali, ma chiunque visitasse il centro storico di Torino si renderebbe conto che quest'opera e' assolutamente fuori da ogni schema architettonico della citta', gli interessi derivanti dalla costruzione sono molto appetiti, per suggellare l'accordo Intesa-San Paolo,colosso bancario legato tra Milano e Torino, il mio personale parere e' che la costruzione cosi' gigantesca sia piu' idonea nel capoluogo lombardo, essendo su canoni piu' moderni ed esistendo il Pirellone, il progetto dovra' essere piu' allargato che allungato nel capoluogo subalpino, altrimenti per quanto potra' avere uno stile con un certo sapore antico, l'impatto panoramico a colpo d'occhio sara' devastante, la cornice delle alpi e in primo piano la mole antonelliana, insieme al grattacielo saranno paragonabili ad una scarpa da cerimonia ed uno zoccolo.
Ma il matrimonio bancario e la giunta comunale plasmabile, sono due elementi potentissimi, il tutto validato del gruppo S.Paolo presente in citta' da 500 anni, in questo modo non si rispetta l'aspetto artistitico nel rinnovato splendore dell'ex capitale subalpina.
In definitiva per motivi economici si abbruttisce la citta'.
postato da charliebrown01 alle ore 28/10/2007 00:39 | link | commenti (6)
categorie: cronaca

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