A 16 anni sono molti gli ostacoli che possono sembrare insuperabili, anche vivendo in una condizione protetta e sicura. Se poi c’è un rapporto violento con il padre, una madre forse incapace di affrontare la situazione, una società civile indifferente o addirittura aggressiva verso la “diversità” il risultato rischia di essere drammatico. Proprio come drammatico è stato l’esito della breve vita di Loredana: che era una ragazzo ma si sentiva una donna. Una donna in un corpo sbagliato. Loredana soffriva di un disturbo dell’identità di genere, non riusciva più a stare in quella famiglia che l’aveva abbandonata, forse schernita, e dopo vari rifiuti da parte di centri che avrebbero dovuto ospitarla, era finita in una comunità maschile: 35 ragazzi tra i 15 e i 17 anni. Nessuno la voleva, Loredana. Nessuno, o quasi, ha raccontato della sua drammatica e evitabile morte: impiccata con un foulard pochi giorni fa nella sua stanza della Comunità Alice, nella provincia di Agrigento. Durante una notte in cui la solitudine, il rifiuto, il dolore di non trovare un sostegno l’hanno portata a uccidersi. La morte di Loredana è l’ennesimo episodio in questo Paese che abbandona molti dei suoi figli, per poi piangerli (spesso ipocritamente) e sentenziare la loro seconda condanna a morte: l’ormai inutile domandarsi di chi è la colpa. Inutile perché poi non accade nulla. Perché si continua a votare “secondo coscienza” a favore dell’omofobia, perché si invoca la famiglia tradizionale per umiliare le scelte diverse. Perché la libertà e il rispetto sono solo trite parole e non basta abolire la pena di morte.
da http://bioetiche.blogspot.com/2007/12/il-suicidio-preannunciato-di-loredana.html
Grazie a Chiara e il suo blog per aver inserito la drammatica storia di Loredana.
Tramite consultazione google ho trovato questo commento sulla povera ragazza, Loredana, si è tolta la vita dopo varie vicissitudini, in primo luogo una società che non tollera la diversità,la schernisce, se ne vergogna,addirittura iniziando dalla famiglia, proseguendo nelle istituzioni sia locali che a livello nazionale, se la risposta al suo disagio vuol dire inserirla in una comunità di soli ragazzi, tutto ciò è interpretabile come grave mancanza,non solo di sensibilità ma di organizzazione, pare che il pensiero comune verso chi interpreta nella vita una diversa sessualità a prescindere dal registro anagrafico,sia motivo di fastidio,addirittura vengono istituzionalizzate norme omofobiche da parte di movimenti politici riconducibili al potere clericale.
Non solo per questo motivo siamo parecchio arretrati rispetto alla civilissima Europa, presa a modello solo per soluzioni economiche,pensionistiche, ma che non si vada a somigliare nel welfare per esempio, assolutamente non all'altezza rispetto ai paesi citati prima.
Solita tecnica da furbetti del quartierino, sconfinato nei soliti poteri forti e politica compiacente.
Affinchè non si ripetano altre storie come quella della ragazza siciliana,spero che ci siano riforme atte a salvaguardare la vita di chi nasce con delle differenze rispetto alla maggioranza di tutti noi.
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di Stefano Corradino e Giorgio Santelli















