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Da Anno zero del 28-02-2008
Nessun commento, l'illustrissimo è come al solito preciso ed esaustivo.
Complimenti

Cosa distingue ancora il figlio di un mafioso da un qualsiasi altro figlio di papà? Il giubbotto Moncler, il maglioncino rosa di cachemire, la camicia srotolata fuori dai pantaloni, l’orologione con fibbia colorata: tutti elementi che vanno a comporre il caleidoscopio del classico fighetto da discoteca. Uno di quelli che vediamo scendere dai fuoristrada con aria da padroni del mondo e senza alcun pudore nell’ostentarla. La differenza con la generazione dei padri è sconvolgente. Provenzano e Riina padre si distinguevano anche esteriormente dal resto della società opulenta: indossavano il loro enorme potere sotto l’abito dei poveri, all’ombra di una coppola e di una camminata dimessa. E quando uscivano dal carcere, lo facevano di nascosto e di notte, scomparendo dentro utilitarie anonime.
Riina figlio se n’è andato in Mercedes, sorridendo da divo ai fotoreporter. Come un attore dei Soprano’s, come un ospite del Billionaire. È il manifesto di una nuova mafia perfettamente adeguata alla società che la esprime e la circonda, indistinguibile da essa. Talmente indistinguibile che alcuni magistrati hanno trattato il giovane Riina alla stregua di un qualsiasi altro imputato di lusso: facendoselo sfuggire fra le gambe. Gli stessi magistrati che sprecano tempo a indagare le ballerine e a rilasciare interviste, e che ora hanno concorso con la loro sciatteria a far rimettere in libertà, per decorrenza dei termini di carcerazione, un uomo condannato in appello a otto anni di carcere per reati di mafia. La prova plastica dell’impotenza di questo circo Barnum a cielo aperto che ci ostiniamo per antico affetto a chiamare Stato. Complimenti.
da la stampa, le opinioni di Massimo Gramellini
Oggi a passeggio nella cittadina di Corleone, primo giorno da persona libera nonostante gli 8 anni dati in primo giudizio, ha rilanciato con la volontà di rivolgersi alla corte europea per aver giustizia, motivando il lungo periodo in attesa del secondo giudizio, a parte la figura di m.... a cui siamo abituati,una più,una meno, l'atteggiamento del "giovane rampollo" degno figlio del boss, è la parte meno digeribile, ma del resto i meno tutelati in questo paese sono le persone oneste che vivono del proprio lavoro.
Dopo la stangata dei rifiuti della Campania da parte dell'Europa, tiriamo fuori anche i soldi per Riina junior, perchè lo stato in questo caso siamo noi.
Per una volta la cronaca che prende il primo posto, e i primi tre titoli del TG, strappandolo perfino al Festival di Sanremo, non lo fa per parlar d’altro, ma per darci un colpo di flash in faccia che ci acceca svelandoci un paese orribile.
La pallida speranza che i bambini di Gravina non siano stati uccisi lascia il posto all’orrore di pensarli agonizzanti in quel pozzo.
Un paese insicuro per quei bambini, una nuova Vermicino senza speranza, caduti in un pozzo nel centro di un paesone senza che nessuno li aiutasse, una fine annunciata tra un papà e una mamma incapaci di esserlo fino a usarli come armi l’uno contro l’altro.
La pazza carambola in pieno giorno a Fiumicino ci racconta il disprezzo per la vita. Un disprezzo profondo ingiustificabile con i vent’anni dell’omicida, se il far rombare il motore vale più del rispetto della vita propria o altrui.
Fermiamoli, si può! Si dovrebbe potere. Si deve.
Un disprezzo per la vita testimoniato ad Erba dal vicino che ci racconta di come il tranquillo netturbino gli tagliava la gola mentre la moglie del netturbino massacrava sua moglie e picchiando picchiando “si sentiva sollevata”.
Ci racconta di un paese che odia, odia, odia… Odia così tanto da fare scempio di un bimbetto di due anni. Un paese però fatto della banalità del male, il male di un papà e una mamma, il male di un ragazzino imbecille, il male del vicino di casa. Non sono marziani, non sono negri, ebrei, albanesi, marocchini. Vivono con noi e sono come noi. E’ un brutto paese.
dal blog http://www.gennarocarotenuto.it/1953-gravina-fiumicino-erba#more-1953
Fermare chi e che cosa, queste storie criminali e drammatiche sono solo la punta di un iceberg d'un paese alla deriva, che se ne fotte e odia i vicini di casa, che si separa dal coniuge e se ne frega dei figli,dove molte donne vengono ammazzate per cause passionali, dei limiti di velocità e d'altre elementari norme di sicurezza stradale diffusamente infrante, le quali alimentano la statistica dei morti e dei feriti gravi,se vogliamo ampliare le nefandezze, di una informazione mediatica al soldo dei poteri forti, di programmi televisivi da istruzioni per trogloditi,della mancata meritocrazia e assunzioni per raccomandazione,nepotismo e quant'altro, investimenti alla ricerca scientifica e tecnologica ai minimi termini,da parte dell'illuminante dirigenza politica a tutto tondo,dell'enorme evasione fiscale che non ha eguali in tutta Europa, una giustizia che termina i processi dopo molti anni, il lavoro nero,la sicurezza del lavoro, due piaghe da paese del terzo mondo, di stipendi ai lavoratori dipendenti, i più bassi dell'area euro, dulcis in fundo si fa per dire, la criminalità organizzata e l'immondizia di Napoli.
Dopo il 13-14 aprile inizierà la solita routine.
Roma, 26 febbraio 2008 - Innescato da una gigantesca inchiesta lanciata dalla Germania, lo scandalo evasione fiscale che circonda conti coperti dal segreto bancario del Liechtenstein assume sempre più contorni internazionali.
Ora si muove anche l'Italia, con l'Agenzia delle entrate che oggi ha annunciato l'avvio di procedure di scambio dati nell'ambito degli accordi Ocse sulla cooperazione nel settore fiscale. Assieme alla penisola ci sono Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Svezia.
Ieri Berlino aveva offerto la sua disponibilità a fornire ai paesi interessati le informazioni che è riuscita a ottenere con le sue indagini su conti nel principato, e l'offerta aveva immediatamente suscitato l'interesse dei paesi scandinavi. Oggi, è stato proprio il direttore generale del tesoro della Svezia, Mats Sjostrand, a spiegare che il suo paese fa parte di un gruppo dei 9 stati Ocse che hanno ricevuto e studiano informazioni su conti segreti.
Nel frattempo, sempre oggi, il procuratore di Bochum, Hans-Ulrich Krueck, ha riferito che 163 indagati tedeschi hanno ammesso di aver compiuto illeciti, e che complessivamente sono stati già versati risarcimenti al fisco per 27,8 milioni di euro.
"Ma si tratta di una cifra che cresce ogni giorno che passa", ha avvertito.
Questo mentre una seconda banca sarebbe sotto la lente delle autorità tedesche, stavolta, secondo il Financial Times, è un istituto svizzero, Vontobel, per presunti coinvolgimenti della sua divisione in Liechtenstein sulle evasioni fiscali da parte di cittadini tedeschi. Dal quarier generale di Zurigo, Vontobel, specializzata nella gestione patrimoni, ha per parte sua smentito che i dati dei suoi clienti siano stati sottratti o usati illecitamente.
Una aspetto particolare di questa vicenda riguarda le modalità con cui gli 007 del fisco tedesco si sono procurati i dati sui loro evasori: avrebbero pagato un informatore (4,6 milioni di euro a un ex dipendente della banca Lgt, secondo il financial times), circostanza che ha scatenato la dura reazione del principato, che la scorsa settimana ha parlato di "aggressione" tedesca. Anche la Gran Bretagna avrebbe fatto altrettanto, ma con lo 'sconto': 100.000 sterline per i dati di un centinaio di soggetti.
Il minuscolo principato, popolato da circa 35.000 anime, è irritato per quella che considera una minaccia alla sua sovranità nazionale. Ma soprattuto teme il battage mediatico attorno al sua sistema bancario, che rischia di allontanare la preziosa clientela straniera. Poco dopo l'esplosione degli attriti con Berlino, l'Osce era intervenuta per ricordare cone il Liechtenstein sia uno degli ultimi tre paradisi fiscali rimasti al mondo. Quasi un terzo della sua economia poggia sul settore finanziario.
In Italia l'Agenzia delle entrate ha riferito di aver ricevuto informazioni su depositi in Liechtenstein che fanno capo a residenti in Italia, e di aver avviato i necessari controlli. , ha ricevuto informazioni su soggetti residenti in Italia titolari di depositi in Liechtenstein" spiega una nota. "Le Amministrazioni fiscali di vari paesi aderenti al Forum Ocse sull'Amministrazione Fiscale (FTA) - si legge su un comunicato - stanno lavorando congiuntamente a seguito delle notizie ricevute.
L'Agenzia delle entrate sta sviluppando i controlli del caso e adotterà i provvedimenti conseguenti".
VISCO: MOLTI ITALIANI
Il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco assicura che "C'e' anche ''un numero considerevole'' di italiani nell'elenco che la Germania ha girato all'Italia contenente i nomi degli evasori. Oltretutto Visco riferisce di non sapere "se l'elenco che ci e' stato inviato e' esaustivo o se e' solo un primo elenco. Ma c'e' un numero
considerevole di italiani. Del resto non mi meraviglio perche' siamo sessanta milioni di abitanti''.
Visco poi rivendica i successi ottenuti comunque dal Fisco in Italia e sottolinea che "la lotta all'evasione è ancora un tabu' nei paradisi fiscali che invece sono ora piu' permeabili per informazioni sulla criminalità".
da http://qn.quotidiano.net/2008/02/26/67608-maxi_inchiesta_liechtenstein.shtml
La pubblicazione dei nomi eccellenti, riguardante mondo economico e politico del gruppo evasori fiscali italiani, potrebbe influenzare la monotona campagna elettorale, a mio parere foss'anche pubblicata, sposterebbe di poco la scelta elettorale, sono notizie prese seriamente in realtà più serie, dalle nostre parti fa davvero poco notizia, digeriamo e digeriremo costantemente che gioiellieri guadagnino meno di un operaio o di un insegnante.
Sono esempi che possono servire ai molti elettori che periodicamente si lamentano di chi ci dirige,dicendo peste e corna sulla casta, non rendendosi conto che è il fedele specchio d'un popolo.
Assegnate tutte le licenze. La sorpresa Ariadsl in teoria
potrebbe creare una rete wireless a copertura nazionale
ROMA - È terminata oggi, dopo nove giorni di sorprese e rilanci furibondi, l'asta dei record: si sono chiuse le ultime tre aree della gara e ora si va quindi all'aggiudicazione di tutte le licenze. Il valore complessivo è da record, in Europa: circa 135 milioni di euro (il valore esatto sarà dato domani dal Ministero delle Comunicazioni in conferenza stampa). Ha superato anche i 125 milioni di euro totalizzati dall'asta francese. Ariadsl si è confermata la protagonista dell'asta: ha vinto oggi anche nelle macroregioni dell'area due (Valle d'Aosta-Piemonte-Liguria-Toscana), area quattro (Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise) e in Sicilia. L'altra licenza macroregionale è stata presa da eVia (gruppo Retelit), in area due, e da Telecom in area quattro. Sorpresa in Sicilia: si è ritirata Telecom, lasciando le licenze ad A. F. T. e a Tourist Ferry Boat, oltre alla solita Ariadsl.
Adesso sarà interessante scoprire come Ariadsl intenderà utilizzare le molte licenze conquistate, che gli daranno la possibilità di creare una rete WiMax a copertura nazionale. "Si è dimostrata quindi infondata la paura, prevalente prima della gara, che i grossi operatori avrebbero preso molte licenze lasciando a bocca asciutta i nuovi entranti", commenta Fulvio Sarzana, avvocato esperto di Internet e attento osservatore di quest'asta. Chiusa quell'incognita, se ne apre un'altra: come farà Ariadsl a rientrare nei grossi investimenti fatti in quest'asta, considerato che il WiMax è soprattutto una tecnologia per il digital divide, dove il mercato è solo una nicchia? Nei prossimi mesi, nei piani di Ariadsl, la risposta.
Da la repubblica web
Finalmente un punto fermo, finita l'organizzazione dell'asta per le licenze regionali, da oggi i vincitori della gara potranno progettare le reti di comunicazione, da frequenze militari dismesse potranno inviare i segnali per i collegamenti internet veloce, con prestazioni superiori alla fibra ottica.
Sono ancora molte le zone del territorio italiano sprovviste di questo servizio,ora anche i paesi più sperduti avranno la possibilità di collegamenti a banda larga.
In effetti l'unico dubbio è il considerevole esborso della società Ariadsl, sarà curioso controllare le strategie nel recuperare il capitale d'investimento,in effetti la rete pare non offra grossi margini di guadagno,sia per saturazione nelle grandi metropoli e la televisione nei vari sviluppi,digitale terrestre,satellite e telefono mobile.
Un operaio della Shandong Xin Ming Glass Fibre Manufacture Co. Ltd
GALLERIA FOTOGRAFICA
Il viaggio fra gli schiavi cinesi che costruiscono le copie della Smart supera l'immaginazione: si lavora a temperature vicino agli zero gradi, in capannoni senza riscaldamento, senza guanti, senza mascherina, senza nessun tipo di protezione a contatto diretto con veleni di ogni tipo. I turni sono di 12-15 ore al giorno e non si fanno distinzioni fra giovani, vecchi o donne. Tutti, in ogni caso, dormono ammassati su letti a castello in fabbrica. Le foto che siamo in grado di anticipare parlano da sole. E fanno parte di un lungo reportage che il collega di AutoBild, Claudius Maintz, ha appena compiuto e che mercoledì sarà in edicola anche in Italia su AutoOggi.
Di fabbriche clandestine che copiano senza pudore la Smart in Cina ce ne sono una ventina. Tutte piccole e tutte piene di schiavi-operai che senza nessuna preparazione (il mestiere lo hanno imparato sul campo) lavorano per un pugno di monete con rischi di ogni genere. La paga? Secondo Zhang Yinshun, direttore vendite della "Shandong Xin Ming Glass Fibre Manufacture Co. Ltd" l'equivalente di 180 euro al mese.
Ma si tratta, evidentemente, di una balla: in Cina chi monta un iPod riceve uno stipendio di 40 euro e anche se il "manager" si appresta a dire che "la paga è molto alta perché questo è un lavoro pericoloso che altrimenti non farebbe nessuno", è impossibile credergli, anche perché lui stesso ha poi dichiarato che la "I tedeschi della Mercedes sono stati qui: vogliono collaborare affinché produciamo vetture per loro". Qui in Cina si mente su tutto: sulle prestazioni delle auto, sulla durata della carica delle batterie, sul prezzo finale, dichiarato in 3700 euro... Impossibile conoscere la verità.
In fatto di stipendi il discorso è relativo: noi europei non siamo da meno visto che anche nell'Europa dell'Est i "nostri" operai ricevono stipendi da fame. Ossia 380 euro al mese per i polacchi che costruiscono una Fiat 500, 270 per gli slovacchi che assembrano Toyota Aygò, Peugeot 107, Citroen C1 o la nuova Renault Twingo e appena 166 euro per gli ungheresi che fanno nascere la Opel Agila e la Suzuki Splash. Ma questo è un altro discorso: qui ci sono controlli di sicurezza, straordinari e condizioni di lavoro moderne. In Cina no.
E il discorso va oltre: al comparire delle prime auto cinesi ci siamo subito preoccupati delle prove di crash (che i costruttori hanno aggirato immatricolando i propri Suv come veicoli commerciali) ma a giudicare da queste foto ci sono evidenti problemi di affidabilità: nelle immagini si vedono impianti elettrici avvitati sulla carrozzerie di vetroresina con lo stesso criterio con cui si mettono i fili di luci sugli alberi di Natale, connessioni fatte con nastro adesivo e saldature approssimative: una macchina del genere probabilmente è sicurissima: fra guasti e noie tecniche è condannata a rimanere quasi sempre ferma...
Certo, è bene non generalizzare: una cosa sono i piccoli costruttori che copiano le Smart, altra la China Brilliance, la Great Wall e altri "big" dell'auto cinese. Ma a questo punto vorremmo vedere le foto dei loro stabilimenti visto che fino a oggi nessun giornalista è mai stato ammesso ai reparti produzione...
Da la repubblica web
Storie significative della caritatevole globalizzazione, i suoi intendimenti erano di portare giustizia,equilibrio sociale,democrazia, solo arricchimento a parer mio per pochi e un tozzo di pane per i più, con costi sociali elevatissimi, dalla sicurezza nei posti di lavoro alla nocività degli ambienti per la salute.
Un giro vizioso che condiziona e condizionerà a livello globale, sfruttamento becero da una parte con povertà sempre tale e impoverimento dell'ex opulento occidente, almeno rimarrà bengodi per i soliti noti, d'una fascia strettissima di popolazione.
Non solo per questi motivi,per molti altri, le prossime Olimpiadi in Cina saranno da me boicottate televisivamente.
ROMA - E' il farmaco che a metà degli anni Novanta ha sconvolto l'Europa e rivoluzionato il campo della terapia antidepressiva, una pasticca cui sono stati dedicati libri, canzoni, film, persino il nome di un gruppo punk. E' il Prozac, ovvero Fluoxetina cloridrato, comunemente detto Fluoxetina, e secondo un recente studio inglese la sua efficacia curativa sarebbe quasi completamente nulla. Stando a una ricerca dell'equipe del professor Irving Kirsch dell'Università di Hull, pubblicata sulla rivista on line "Public Library of Science (PLoS) Medicine", la pasticca usata in tutto il mondo per curare depressione, disturbi ossessivi-compulsivi, bulimia nervosa e attacchi di panico avrebbe nella maggior parte dei casi un mero effetto placebo.
Lo studio, ha precisato Kirsch, è stato presentato alla FDA (l'ente americano per il controllo sui farmaci) e sarà sottoposto anche alle autorità regolatorie europee. Gli antidepressivi come Prozac and Seroxat, stando alla ricerca, indurrebbero miglioramenti minimi rispetto al placebo, valutabili in due punti sulla scala Hamilton della depressione, che si compone in tutto di 51 punti. Questo è stato sufficiente perché le molecole in questione ottenessero l'autorizzazione alla commercializzazione, ma, sottolinea la rivista, in Gran Bretagna non sarebbe dovuto bastare. L'Istituto nazionale per l'eccellenza clinica (Nice) stabilisce che sono necessari tre punti sulla scala Hamilton per stabilire una differenza clinica significativa.
"Stando ai risultati - ha osservato il professor Kirsch - non sembrano esserci grandi motivi per prescrivere gli antidepressivi se non alle persone affette da depressione grave, qualora le terapie alternative non abbiano prodotto effetti. Questo studio solleva gravi interrogativi sul modo in cui vengono concesse le autorizzazioni per i farmaci e sulla divulgazione dei dati della sperimentazione".
Secondo il dottor Salvatore Di Salvo, psichiatra e presidente dell'Associazione per la ricerca contro la depressione, l'effetto farmacologico del Prozac è però innegabile: "Io lavoro con pazienti affetti da patologie gravi ogni giorno e credo che i farmaci antidepressivi debbano essere somministrati limitatamente ai casi che rispondono ai criteri diagnostici del DSM quarto, ovvero il manuale diagnostico di riferimento degli psichiatri americani. Al di là di questi casi un antidepressivo come il Prozac è fuori luogo, bisogna tentare strade alternative. Ma non possiamo negare la loro efficacia".
Secondo Di Salvo, gli antidepressivi non possono essere usati come farmaci di terapia preventiva. "Sarebbe un po' come dire che appena uno ha un po' di febbre prende subito l'antibiotico. E' importante prima diagnosticare la malattia". E, a proposito del famoso effetto placebo: "Anche questo fa parte della loro proprietà curativa, perché si parla di psiche, di cervello. Di un organo composto da circa cento miliardi di cellule e dal funzionamento estremamente complesso".
Lo studio inglese mette sotto accusa le multinazionali farmaceutiche, accusate, scrive il giornale, di aver manipolato i dati clinici. La popolarità degli antidepressivi, introdotti negli Usa alla fine degli anni ottanta e in Europa nel 1996, è schizzata alle stelle, scrive il quotidiano Independent, dopo le campagne in cui le industrie farmaceutiche assicuravano che si trattava di prodotti sicuri e con minori effetti collaterali rispetto ai vecchi antidepressivi triciclici. Il libro del 1994 "Listening to Prozac" (Ascoltare il Prozac), in cui si affermava che chi soffriva di "scarsa gioia di vivere" poteva curarsi con un farmaco che "ravviva l'umore", è diventato un best seller. La stessa comunità scientifica italiana continua a guardare con fiducia all'utilizzo di queste sostanze, che aumentano il tasso di serotonina nell'organismo e ridanno vita all'umore. Anche nei casi meno gravi, di cosiddetta "predisposizione alla depressione".
"Al di là delle strumentalizzazioni spiega il dottor Francesco Cro, psichiatra e dirigente medico del Servizio diagnosi e cura di Viterbo, - l'efficacia degli antidepressivi è comunque innegabile. L'utilizzo di questi farmaci ha fatto diminuire drasticamente il numero di suicidi negli ultimi 15 anni, e ci sono dati statistici che lo confermano". Questi antidepressivi sono noti come inibitori selettivi del reuptake della serotonina (SSRIs); il più diffuso, prodotto dalla Eli Lilly, era il farmaco più venduto del mondo, prima di essere soppiantato dal Viagra. Lo studio, condotto su sei dei più noti antidepressivi, tra cui Prozac, Seroxat, prodotto dalla GlaxoSmithKline, ed Efexor, della Wyeth, mostra che sono efficaci solo su una parte minima dei depressi più gravi.
Dunque quale cura per chi è lievemente depresso? Per chi ancora, cioè, non ha varcato la terribile soglia di non ritorno che ti costringe a letto atterrito anche solo dall'idea di respirare? Il dottor Giuseppe Dell'Acqua, già allievo di Franco Basaglia e direttore del Dipartimento di Salute mentale di Trieste, spiega che la cosa migliore è "ascoltare il paziente, stargli vicino. La cura farmacologica è l'extrema ratio di un lavoro complesso e delicato, che lo psichiatra deve saper fare prima come essere umano che come medico. L'efficacia degli psicofarmaci è nulla, senza un accurato lavoro di assistenza al paziente. Credo che sia questo il senso profondo della ricerca effettuata in Gran Bretagna e credo che, più della serotonina e dell'illusione del Placebo, siano le affinità emotive tra medico e paziente a poter guarire davvero una persona".
Da la repubblica web
Consiglio semplice da seguire,possibilmente lasciare la via chimica per seguire la strada più efficace della socialità, del resto anche nella tossico dipendenza l'effetto "positivo" è iniziale, poi diventa un inferno molto difficile da uscirne.
Tutto ciò per semplici depressioni, in certi casi la terapia psicologica non ha alternative.
"Per la domenica, in particolare: il malore di Stefan Brauer in seguito allo spruzzo di spray urticanti, lasciato con un camice verde da sala operatoria al freddo. Il malore di Fabian Haldimann, che sviene in cella ove è costretto nella posizione vessatoria. L'etichettatura sulla guancia, a mo' di marchio, per i ragazzi arrestati alla Diaz nel piazzale al momento dell'arrivo a Bolzaneto. La sofferenza di Anna Julia Kutschkau che a causa della rottura dei denti e della frattura della mascella non è neppure in grado di deglutire. Il disagio di Jens Herrrmann, che nella scuola Diaz per il terrore non è riuscito a trattenere le sue deiezioni e al quale non è consentito di lavarsi. La particolare foggia del cappellino imposto a Thorsten Meyer Hinrrichs: un cappellino rosso con la falce ed un pene al posto del martello, con cui è costretto a girare nel piazzale senza poterlo togliere". Per chi lo avesse dimenticato, i responsabili di questi episodi sono uomini dello Stato. Quello che ci dovrebbero proteggere dai criminali.
Da la repubblica web
Ormai sono fatti conosciuti da tutti,anche se leggerli ulteriormente riescono a scaturire profonda inquietudine, fortunatamente sono arrivati ad un processo, sia i criminali avvenimenti alla scuola Diaz e alla caserma Bolzaneto devono trovare giustizia, tanto più causati dalle forze che avrebbero dovuto esser dell'ordine.
Llewelyn Moss trova, in una zona desertica, un camioncino circondato da cadaveri. Il carico è di eroina e in una valigetta ci sono due milioni di dollari. Che fare? Llewelyn è una persona onesta ma quel denaro lo tenta troppo. Decide di tenerselo dando il via a una reazione a catena che neppure il disilluso sceriffo Bell può riuscire ad arginare. Moss deve fuggire, in particolare, le 'attenzioni' di un sanguinario e misterioso inseguitore.
Ispirato al romanzo del Premio Pulitzer Cormac McCarthy il nuovo film dei Coen conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, la coerenza e l'originalità dei due 
McCarthy è il riconosciuto interprete letterario dei mutamenti di un mondo (quello del West e della frontiera messicana) divenuto estremamente più violento di quanto non lo fosse nell'epoca che lo ha fatto divenire mito cinematografico. McCarthy non è però interessato a una cinica e compiaciuta presa d'atto di una realtà innegabile. Neppure i Coen lo sono. Qui si trova il punto di contatto tra le due letture di un'umanità che cambia. La chiave di volta sta proprio in questa parola: umanità. Perché i due registi ci offrono una sceneggiatura decisamente più eccessiva di quella, già considerata molto violenta, di un film come Fargo.
Le uccisioni abbondano in Non è un paese per vecchi ma si inseriscono in una narrazione che fa dell'iperbole la propria cifra stilistica. A differenza di Tarantino però i Coen non si fermano alla coreografia raffinata della violenza. Non si accontentano di ironizzare. Non gli basta mostrare quanto sono bravi a suscitare il riso dinanzi a un uomo che muore. Non è questo il loro scopo. Ciò che per loro conta è riuscire a mettere in rilievo anche solo una scintilla di umanità in un mondo che sembra governato dalla follia. Riescono a farlo grazie al personaggio dello sceriffo interpretato da un Tommy Lee 
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da http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=47233
Una pellicola violenta ma non fine a se stessa,a volte il patriottismo americano premia film che inneggiano alla mano sul cuore e con l'inno sullo sfondo, non dovrebbe essere così il film dei fratelli Coen, se andrò a vederlo in sala o tra qualche tempo in dvd, potrò fare valutazioni.
I film americani che consiglio, il primo che ho personalmente visto,da adito a interessanti riflessioni, Leoni per agnelli, il secondo che mi ripropongo di visionare in futuro è nella valle di Elah.
Altra pellicola molto interessante,Cous cous, storia di una famiglia extracomunitaria con le sue tradizioni.
Dopo Clint Eastwood,bravo attore e sorprendente regista, altra sorpresa Tommy Lee Jones, presente nel film più premiato stanotte e attore protagonista anche nella pellicola,nella valle di Elah.
Tratto dallo spazio di Gio,http://mimuovofacciocose.splinder.com/
Molto interessante l'intervista a Fausto Bertinotti, le sue parole e pensieri avvicinano nettamente la politica alla gente, anche per spezzare il duopolio mediatico imperante e soprattutto asservente, che riempirà tutto quanto fino al 13-14 aprile.