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| NUCLEARE: BERISHA, PRONTI A COSTRUIRE CENTRALI PER L'ITALIA |

Roma, 29 mag - Il premier albanese Berisha si fa avanti e offre il suo paese come sede di eventuali centrali nucleari italiane. ''La mia decisione - sostiene in un'intervista al Corriere della Sera - e' di non escludere gli albanesi da questo grande potenziale che e' l'energia nucleare. Piu' economica, piu' pulita. Manca un quadro normativo necessario, stiamo lavorando con l'Agenzia atomica di Vienna. Il progetto e' avanti. Appena pronti, l'ideale sara' arrivare a un accordo coi Paesi vicini, Italia per prima. Finanzieremo col governo di Roma un impianto da costruire in Albania. E se questo non sara' possibile, ci rivolgeremo al settore privato per studiare il mercato balcanico e italiano''.
''Il nostro Paese - aggiunge - e' aperto all'energia atomica. Aperto a chiunque. Non ne ho ancora parlato col governo italiano, perche' quello precedente era antinucleare.
Con Berlusconi invece cambia tutto. C'e' un gruppo italiano che e' venuto a discutere la possibilita' d'una centrale in Albania. Ma non abbiamo ancora deciso il sito. Sappiamo solo che ci sara'''.
E i tempi? ''Dipende. Se ci sara' un accordo fra i nostri governi, cinque anni e' un termine possibile''.
[ da asca web ]
Incredibile,essendoci vincoli difficilmente superabili in Italia per costruire centrali nucleari, ecco apparire la possibilità albanese,
A questo punto le diffidenze spariscono,energia a basso costo dopo incredibili investimenti,ma non vicino a casa nostra, prendiamo i nostri porci utili e se capita qualcosa sono solo albanesi,chissà quanti ragioneranno in questo modo.
Davvero un popolo con un senso della collettività pietoso,ipocrisia,egoismo,vigliaccheria e chi più ne ha,ne inserisca pure.
Il futuro con la fine dell'epoca degli idrocarburi è incerto,la sicurezza del nucleare non dovrà essere l'unica via,solo se necessario dopo opportuni calcoli sui consumi energetici in avvenire,ma le strade sono molte,solare,fotovoltaico,eolico,biomasse,bioenergie sfruttando il calore del sottosuolo,edilizia tecnologica tendente al risparmio energetico,con doppi vetri,coibentazione dei muri,esposizione delle vetrate atte all'equilibrio termico dell'abitazione.
Gli ecomostri solo se davvero necessari,evitando di costruirli vigliaccamente altrove.


I murazzi esondati
Ma torneranno così
Non è la prima volta che si verifica questo fenomeno,i gestori dei locali sono abituati a ripulire e ricostruire,una parte molto viva della città,frequentatissima dai giovani che tornerà a breve al suo splendore.

DUBLINO (Irlanda) - E' una firma storica quella che a Dublino i rappresentanti di 109 nazioni hanno posto sotto al trattato per la messa la bando delle «cluster bomb», le cosiddette «bombe a grappolo» che dividendosi in centinaia di ordigni minori al momento dell'esplosione rischiano di causare - e peraltro già causano, visto che sono state fino ad oggi ampiamente utilizzate - migliaia di vittime innocenti. Le piccole bombe sparpagliate da ognuno di questi ordigni restano infatti spesso inesplose e restando nel terreno rischiano poi di colpire, anche a distanza di anni, soprattutto la popolazione civile.
I «GRANDI ASSENTI» - Tra coloro che terranno i proprio arsenali, e che non hanno partecipato al summit di Dublino, ci sono i già citati Stati Uniti, Israele, la Cina, la russia, l'India e il Pakistan. Resta però la speranza che la moral suasion che potrà esercitare l'adesione proclamata a gran voce della gran parte delle nazioni del mondo possa indurre anche questi Paesi a fare sempre meno ricorso agli ordigni a frammentazione.
«VITTORIA PER L'UMANITA'» - «Le cluster bomb verranno consegnate alla pattumiera della storia - commenta Thomas Nash, coordinatore della Cluster Munition Coalition, l'organizzazione che ha co-promosso il vertice di Berlino e che raccoglie attivisti pacifisti e superstiti venuti a contatto con le bombe a grappolo (e che quasi sempre ne portano i segni, sottoforma di mutilazione) - Il loro uso viene ora stigmatizzato. Con questo storico accordo non potranno mai più essere prodotte o vendute, è una vittoria per l'umanità».
[ da corsera web ]
Importante accordo a favore dell'eliminazione di queste bombe micidiali,l'intera umanità ha una speranza in più,peccato l'assenza degli stati elencati,spiccano Usa,Russia e Israele,davvero poco onorevole questa presa di posizione,è augurabile che l'esser indicati stati canaglia su questo fattore,sia decisivo nella sparizione dai loro arsenali, ma i dubbi negli anni rimarranno.
Mi spiace pubblicare la foto di una vittima delle cluster bomb,è tra le meno crude,ma necessaria per far riflettere.

Val Pellice e Val Chisone

Torino

Val Susa


Non ho idea se la giornata appena passata sia stata la più negativa,incrociamo le dita per domani,una stagione primaverile all'insegna della perturbazione Nina,creatasi nell'oceano atlantico.
Carretta eredita la casa degli orrori

L'uomo nel 1989 ha ucciso padre, madre e fratello. Nel ’99 è stato assolto perchè incapace di intendere e volere. Tornato libero ha mantenuto il diritto all'eredità dei beni della famiglia
Ferdinando Carretta, il parmigiano che nell’agosto del 1989 uccise padre, madre e fratello ma che nel ’99 fu assolto perchè incapace di intendere e volere e tornò libero dopo un periodo trascorso in ospedale psichiatrico e in comunità, ha ottenuto in eredità proprio la casa dove fece strage. Lo racconta la Gazzetta di Parma, precisando che probabilmente non tornerà mai più a viverci. Carretta ha infatti trovato un accordo con le zie, chiudendo così la causa civile che si era innescata proprio a proposito dell’eredità della famiglia Carretta.
Una conclusione che, al di là del paradosso evidente, corrisponde a ciò che prevede la legge: è vero che l’uomo uccise i suoi familiari, ma in quanto ritenuto incapace di intendere e di volere al momento del triplice omicidio non è stato condannato, venendo invece avviato a un percorso terapeutico prima nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere e poi in comunità. E così non ha perso il diritto civile all’eredità dei familiari, che nel frattempo sembrava destinata alle zie. Carretta era scomparso da quasi 10 anni e dunque sembrava imminente la dichiarazione di morte presunta: e invece venne individuato e poi arrestato a Londra.
Ammise anche le proprie responsabilità e indicò in una cava della provincia di Parma il luogo della sepoltura dei familiari. Ma i corpi, nonostante minuziose ricerche, non vennero mai trovati.
[ da la stampa web ]
Quale giustizia può sopportare questa situazione,non è in discussione la perizia medica, se è stato giudicato incapace d'intendere e volere,ma dopo un massacro del genere non è ragionevole avergli dato la possibilità di ereditare i beni della famiglia,una persona malata deve avere le cure e la possibilità di vivere la sua vita,integrazione e quant'altro,i parenti più stretti legati alla famiglia Carretta con questa soluzione vivono questa condizione in modo surreale e grottesco,con l'eredità acquisita dal figlio degenere sono entrati nuovamente in lutto.
Mi riallaccio con questa storia nelle affermazioni di Manganelli sulla giustizia:
«Vergognosa l'incertezza della pena» . da corsera http://www.corriere.it/politica/08_maggio_29/manganelli_certezza_pena_158021a4-2d66-11dd-913b-00144f02aabc.shtml
Nell'articolo lancia l'allarme sulla situazione criminale di questo paese,specificatamente sulla clandestinità di molti extracomunitari,una realtà che oscura la maggior parte di persone immigrate, le quali si sono inserite in modo onesto nella società e nell'economia del nostro paese.
Interessante il passaggio sul nucleare,meditate gente,meditate....

E' stato depositato questa mattina dalla portavoce de La Destra, Daniela Santanche', presso la corte di Cassazione, il quesito referendario per l'abrogazione di alcuni articoli della legge del 20 febbraio 1958 n. 75 piu' nota come legge Merlin, con la quale si stabili' l'"abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui", ovvero la chiusura dei bordelli. Il quesito referendario, depositato dalla Santanche' insieme ad un comitato di altre dieci donne, prevede l'abrogazione di diversi articoli della legge Merlin. In particolare, il primo con il quale si vieta "l'esercizio di case di prostituzione nel territorio dello Stato e nei territori sottoposti all'amministrazione di autorita' italiane", il secondo con il quale si stabiliva la chiusura di "case, quartieri e qualsiasi luogo chiuso, dove si esercita la prostituzione, dichiarati locali di meretricio"; l'art.3 che regolava le sanzioni per coloro che gestivano le case chiuse o affittavano locali a questo scopo. Il referendum prevede inoltre l'abrogazione dell'art.7 con il quale si vieta alle autorita' di pubblica sicurezza, sanitarie e amministrative "di procedere ad alcuna forma diretta o indiretta di registrazione di donne che esercitano o che siano sospettate di esercitare la prostituzione"; di alcuni passaggi dell'art.8 e degli art.13 e 14. "Con questa iniziativa referendaria - spiegano le firmatarie del quesito - intendiamo chiamare i cittadini italiani a mobilitarsi per una battaglia di civilta' e cultura su un fronte troppo a lungo trascurato dalle istituzioni: la prostituzione che invade strade e quartieri delle nostre citta'". Una battaglia, spiegano, che puo' esser condotta prima di tutto con "la cancellazione delle norme contenute in una legge ormai vecchia di 50 anni ma ancora in vigore. Questo e' il primo, indispensabile passaggio di una nuova regolamentazione della prostituzione". Dopo aver ricordato che la legge Merlin stabili' il divieto di esercitare la prostituzione nel chiuso di un'abitazione, le firmatarie sostengono che "e' il momento di invertire queste prescrizioni. L'abrogazione della normativa della legge Merlin consentira' infatti di offrire alle donne intrappolate nella catena di montaggio della prostituzione una via d'uscita. Allontanate dalle strade e da una condizione subumana della loro esistenza avranno la possibilita' di decidere del proprio destino e continuare con il loro mestiere nel chiuso della propria abitazione oppure liberarsi una volta per tutte della morsa dei trafficanti e cercare, anche con il nostro aiuto, un'opportunita' di riscatto". "Si parla di sicurezza come di un'emergenza del paese - ha sottolineato Daniela Santanche' - e non si vuole risolvere un problema come la prostituzione che e' cosi' strettamente legato alla sicurezza. Siamo aperti alla partecipazione di tutti, partiti, associazioni e comitati di quartiere perche' questa e' una battaglia del popolo, perche' - ha concluso Santanche' - gli italiani sono stufi di avere questo spettacolo sotto le loro case e noi donne siamo stufe di vedere queste schiave, spesso minorenni, del nostro tempo".
[ da agi web ]
Un referendum che mi vede concorde anche se l'avesse proposto belzebù, non è in discussione il ventilato decoro nelle vie delle nostre città,anche se il fenomeno è mal tollerato dalla coscienze più sensibili, si tratta di porre fine al mercato delle schiave del sesso,sono dell'idea che siano una minoranza risibile le soddisfatte del vendersi per strada, la maggioranza di esse sono donne portate sul marciapiede e rese schiave con ogni tipo di violenza, da non sottovalutare la condizione di un buon numero di minorenni,per interrompere tutto ciò è assolutamente necessaria una legge che proibisca la prostituzione per strada,il lavoro tra i più antichi del pianeta dovrà svolgersi in casa,come molte italiane già fanno o in quartieri organizzati,sarà possibile rendere l'attività legale,anch'esse pagheranno i tributi e saranno controllate a livello sanitario.
Una società civile e umanitaria non può chiudere gli occhi su questa barbarie.
"CINA PUNITA DAL SISMA", SHARON STONE RISCHIA IL BOICOTTAGGIO

I film di Sharon Stone rischiano di essere boicottati in Cina, in seguito alle dichiarazioni dell'attrice, che in un'intervista al Festival di Cannes pubblicata sul sito Hollywood Scoop, aveva definito la tragedia del terremoto a Sichuan un evento "interessante", accaduto per una sorta di "punizione divina" in risposta alla repressione in Tibet da parte del governo cinese. Sharon Stone aveva azzardato che l'ecatombe del terremoto che il 12 maggio scorso ha sconvolto la Cina causando oltre 70.000 morti, sia stata l'effetto di un "karma sfavorevole". "Dopo aver visto la violenza e il sangue in Tibet - aveva detto l'attrice - mi sono interrogata e non riuscivo a capire. Poi c'é stato il terremoto e allora mi sono resa conto che si trattava di karma", il principio che nelle filosofie orientali regola la vita dell'universo. Insomma, secondo la Stone il terremoto non sarebbe stato altro che la punizione meritata dai Cinesi per aver soffocato le rivendicazioni dei monaci buddisti. La risposta della Cina non si è fatta attendere: i giornali, le televisioni e l'opinione pubblica hanno espresso giudizi molto duri nei confronti dell'attrice 50enne e in molti hanno invitato a boicottare lei e i film che la vedono protagonista, rari, a dire il vero. Alcuni hanno replicato che, in base a questa filosofia, anche lo tsunami del 2004 e gli attacchi dell'11 settembre del 2001 dovrebbero essere semplicemente un karma sfavorevole, altri invece hanno detto che persino il Dalai Lama si starà vergognando per la Stone e che nessuno si può permettere di lasciarsi andare a congetture del genere. Si sta alzando un polverone anche in rete: oltre a migliaia di commenti durissimi su YouTube, dove appare il video dell'intervista, ed é stato creato un sito apposito per lanciare critiche contro la Stone.
[ da ansa web ]
Non si preoccuperà più di tanto del boicottaggio cinese,ma il pensiero dell'attrice americana rimarrà tra i più infelici,se alle criminali repressioni cinesi in Tibet per vendetta ancestrale si è verificata la tremenda tragedia del terremoto con migliaia di vittime,personalmente mi sono perso il filo logico,un pò come affermare occhio per occhio,dente per dente, mi domando cosa c'entri la punizione divina con le povere vittime del sisma.
Una interpretazione spicciola e oggettivamente pesante,riferita da una donna considerata capace e intelligente,non vorrei che fosse un segnale di demenza senile,sarebbe effettivamente parecchio precoce.
Diffusamente l'opinione mondiale si è schierata per la libera autonomia del Tibet,condannando le criminali repressioni,alcuni appoggiando la tesi del boicottaggio delle Olimpiadi, la mia interpretazione della situazione si limiterà nel non assistere alla manifestazione e continuando a denunciare il regime cinese,non solo su questo tema, ma non mi appello al Karma o alla vendetta divina per far pagare ad altri innocenti le moltissime ingiustizie in quel paese vastissimo.
Abbiate pietà della Stone,la voglio ricordare per le sue performance cinematografiche.
Condom, si dà ma non si dice

Religiosi e missionari discutono delle strategie per la prevenzione e la lotta all’Aids
L’agenzia Adista ha dedicato un interessante articolo a un convegno che si è svolto a Roma all’inizio di maggio, intitolato ”Un servizio d’amore. Analisi globale dell’impegno degli istituti religiosi contro Hiv-Aids”. L’incontro è stato organizzato dall’Unione superiori generali (Usg) e dall’Unione Internazionale delle Superiore Religiose (Uisg), ed è servito come punto di incontro e di riflessione sull’attività che viene svolta sul campo in cinque continenti. Padre Frank Monks, (nella foto) membro della Commissione per la salute delle due Unioni, ha ricordato che il 27% dell’assistenza e della cura a livello mondiale dei malati di Hiv e Aids è fornito dai religiosi. Ma il Fondo globale per la Lotta all’Aids, tubercolosi e malaria (Gfatm) dell’Onu (che valuta i progetti) destina alle organizzazioni basate sulla fede il 5% delle risorse a sua disposizione (10 miliardi di dollari). Secondo padre Monks questo dato “importante”, dimostra che “la risposta dei religiosi al problema dell’Hiv non è sempre stata visibile, oscurata dall’attenzione quasi esclusiva che il mondo secolare ha riservato alla questione del preservativo”; che viene considerato da molte parti come lo strumento unico o quasi per porre argine al problema. Padre Monks ha spiegato che la strategia messa in atto dagli ordini religiosi si esplica su un ventaglio più ampio del semplice uso-non uso del preservativo. “Siamo molto attivi sia a livello di attività medico-sanitaria, sia a livello di prevenzione generale, prevenzione della trasmissione madre-figlio, cura di orfani e famiglie colpite, assistenza spirituale, educazione sessuale e, infine, nel campo della ricerca, in particolare del vaccino”. E comunque, ha spiegato suor Maria Martinelli, “l’atteggiamento pastorale non è da Giudizio Universale”. La religiosa comboniana ha detto che “I nostri principi sono noti, magari però a livello personale, considerando poi che operiamo spesso su persone di diversa religione, cultura o etnia, certo non andiamo dicendo col megafono di utilizzarlo (il preservativo), ma ci rendiamo conto che serve”. Solo in Africa, sono 1.000 gli ospedali, più di 5.000 i dispensari e 800 gli orfanotrofi dedicati all’assistenza di persone affette dalla pandemia gestiti da religiosi. Suor Dorina Tordiello aveva messo in rilievo come l’opera dei religiosi spesso è più efficace di altri interventi; la lotta all’Aids e all’Hiv “non è solo una questione medica, richiede un approccio globale alla persona, sotto l’aspetto spirituale, economico, affettivo, familiare”; servono cioè “competenze specifiche diverse”, mentre “molti interventi” degli organismi internazionali sono visti come “caduti dall’alto” e a “breve termine”. La maggior parte dei fondi, poi, “è assorbita dalla corruzione” e “la gente non ha fiducia nelle istituzioni pubbliche”. C’è bisogno, secondo la suora, di una voce “unitaria per creare una rete di collaborazione e di scambio di esperienze, per acquisire maggiore visibilità presso le agenzie internazionali e poter accedere in modo più efficace ai fondi”.
[ da la stampa web ]
A prescindere dai fondi rilasciati per la lotta all'aids, da questo articolo è evidente come i missionari impegnati nel continente africano abbiano qualche problemino nell'affrontare la situazione,la loro volontà nel proporre l'uso del preservativo tra le popolazione indigene non è in discussione,ma tra le righe è evidente il freno a mano imposto dalle direttive centrali del Vaticano,infatti da quel pulpito sarebbe fondamentale sciogliere l'ipocrisia determinata dalla mancata presa di posizione,sarebbe sufficiente la classica predica domenicale del suo massimo esponente, nel legittimare e proporre senza mezzi termini l'uso del condom,chissà quante milioni di persone potrebbero esser salvate con una semplice dichiarazione,ma se i dettami ufficiali sono più che altro l'astinenza o il conteggio dei giorni come metodo antifecondativo,i missionari comboniani oltre la diffidenza delle popolazioni locali hanno da superare quelle della santa sede.
Alberoni,sociologo del nulla,l'Ici tributo sospeso in attesa della maggiorazione dell'Irpef,reato di clandestinità inesistente nonostante i proclami,solo demagogia....
Abituamoci a vedere e sentire Travaglio solo in questa versione,il massimo esponente tra i giapponesi sperduti nell'isola sempre in guerra,eccolo qui,fortunatamente esiste la rete.
Consolatevi o siete giapponesi o gonzi....