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charliebrown01

la coperta di linus
23/10/2009

Dall'Austria e Danimarca buone notizie per l'ambiente

 

Il legno gassificato in Austria e la casa attiva danese



Entrambi i servizi sono stati trasmessi dalla emittente satellitare Euronews




CLICK PER VEDERE IL LEGNO GASSIFICATO IN AUSTRIA

[Il testo integrale del filmato]

Il legno abbonda in Europa. E solo in minima parte il legname delle foreste è adatto per progetti di costruzione. Usare legno per produrre energia non è una novità. Ma in Austria il concetto è stato portato all’estremo: far produrre al legno tutta l’energia che contiene, fino all’ultimo watt. Spremere il legno di scarto, senza semplicemente bruciarlo, producendo biogas, acqua calda, energia elettrica e combustibile liquido.

Christian Keglovits, project manager: “Quello che facciamo qui è produrre calore, elettricità e combistibile liquido, a partire dal legno.” Bruciare semplicemente il legno non è efficiente in termini energetici, è meglio gassificare il legno con una speciale tecnologia per creare altre forme di energia e sfruttare al meglio le risorse”.

Questo impianto pionieristico è in grado di produrre tutta l’energia necessaria per la cittadina di Gussing, 27 mila abitanti in Austria orientale.

“Il legno è il nostro oro, dice Christian, più della metà del territorio regionale è coperto in foreste”.

I pellets di legno vengono immessi in una caldaia a 850 gradi centigradi.

In un labirinto di tubature il legno produce gas, che viene utilizzato per far girare una turbina.

Il calore residuo riscalda l’acqua che circola nei caloriferi dell’intero borgo.

Ma non è tutto. I depositi della combustione producono una resina che viene raffinata in combustibile liquido. Potrà servire da carburante per mezzi di trasporto o macchinari industriali.

Angela potetz, University of Technology Vienna “Vediamo qui il cuore della macchina chiamata reattore di Fisher Tropsch, che produce cera, diesel e petrolio. Questa tecnologia è nota da molto tempo, la sola novità è che produciamo energia a partire da fonti rinnovabili, come le biomasse”.

L’energia elettrica prodotta basta a tutte le abitazioni della cittadina e a metà delle imprese.

Dice Christian: “Siamo convinti che questo sia il futuro perchè dalla risorsa legno si può ottenere calore, elettricità, biogas e combustibile liquido, e tutto cio a partire da una pianta”.

L’energia cosi prodotta ha un bilancio di produzione di CO 2 neutro, perchè è pari all’anidride carbonica che il materiale rilascia nel naturale processo di decomposizione.



CLICK PER VEDERE LA CASA ATTIVA DANESE

[Il testo integrale del filmato]

Avanti tutta verso le emissioni zero con la prima casa attiva. Il prototipo è in fase di test nel quartiere di Lystrup non lontano dalla seconda città di Danimarca, Aarhus. Cinquanta metri quadrati di pannelli solari insieme al solare termico e a una pompa di calore producono piu’ energia di quella che si consuma all’interno. Parla una delle persone che l’ha concepita, Rikke Lildholdt: “In 8 mesi l’anno la casa produce piu’ energia di quella che adopera e negli ultimi 4 mesi questa energia, che era stata ceduta alla rete, viene richiesta indietro cosi’ la rete funziona da banca d’energia”

La casa ha una produzione di oltre 60 kw ora a metro quadro per anno e la famiglia che l’abita per il test dovrebbe consumarne piu’ o meno 53. Si puo’ controllare la produzione e il consumo di energia ogni giorno, settimanalmente o mensilmente.

Parla l’inquilino della casa: “Oggi abbiamo consumato 5.16 kw ora ma ne abbiamo prodotti 17.3 oltre a 7 kwh di solare termico”.

Un computer controlla automaticamente l’apertura e la chiusura di finestre e tende per regolare la temperatura interna. Ventilazione e riscaldamento sono controllati in 11 diverse zone. Le differenze con una casa passiva stanno prevalentemente nelle dotazioni di comfort: “ Quello che cerchiamo di fare in una casa attiva è portare l’esterno nella casa e l’interno fuori, cosi’ ci sono molte piu’ finestre, molta piu’ luce solare, la luce del giorno in una casa attiva viene da tutte le parti, anche dal nord. In una casa passiva il sole entra solo da sud” spiega la progetista.

Sensori e computer si regolano automaticamente per far sì che la casa non sia troppo calda d’estate o troppo fredda d’inverno riducendo il consumo di energia al minimo e correggendo anche le inefficienti abitudini degli abitanti che la prima notte hanno capito come funziona: “Per la sicurezza dei nostri bambini, la prima notte qui, abbiamo lasciato una luce accesa in corridoio. Siamo andati a letto convinti che tutto fosse ok, ma dopo dieci minuti la luce si è spenta. Potevamo solo sorridere di quello che era successo: ovviamente si era spenta, tutto è automatico e la casa ci ha avvisato che il nostro comportamento non era ottimale nell’utilizzo di energia”.

Sette altre case attive verranno erette in tutt’Europa. Obiettivo vedere se è possibile abbassare ancora i costi nella speranza che questi non restino dei prototipi ma delle durature realtà.


[ da Euronews Tv ]

Quante possibilità offre la ricerca e gli investimenti della ricerca scientifica sulle case del futuro,le quali saranno distantissime dalla concezione delle attuali.è sufficiente avere la volontà e destinare gli investimenti su queste tecnologie,sono costi che assicureranno la ricchezza dei paesi che saranno capaci d'esserne interpreti.
Anche il primo servizio fa pensare quante famiglie austriache,un intero paese,abbia la corrente elettrica mediante la gassificazione del legno,il tutto nel rispetto ambientale per creare energia e nel rimboschimento delle foreste.
postato da charliebrown01 alle ore 23/10/2009 23:42 | link | commenti
categorie: ambiente
22/10/2009

L'hamburger che sta mettendo in ginocchio il pianeta




Già nel suo dossier del 2006 Livestock's long shadow (La lunga ombra del bestiame) la Fao aveva attestato come il settore della produzione di carne sia causa del 18% delle emissioni totali di gas serra dovute alle attività umane: una percentuale simile a quella dell'industria e molto maggiore di quella dell'intero settore di trasporti (che ammonta a un 13,5%).

Ma secondo le più recenti rilevazioni effettuate da Goodland e Anhang il bestiame e i suoi sottoprodotti immettono nell’atmosfera oltre 32.6 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio all’anno, ovvero il 51 % delle emissioni di GHG prodotte annualmente nell’intero pianeta.

La carne presente nella nostra dieta è responsabile, insomma, dell'immissione in atmosfera di una quantità di gas serra - anidride carbonica (CO2), metano, ossido di azoto e simili – ben maggiore di quella immessa dai mezzi di trasporto o dalle industrie. Il motivo? Per la produzione di 225 grammi di patate si emette una quantità di CO2 pari a quella generata dal guidare un'auto per 300 metri. Per la stessa quantità di asparagi, è come guidare la stessa auto per 440 metri. Per la carne di pollo, molto di più: 1,17 km, per il maiale 4,1 km, per il manzo 15,8 chilometri.

La conclusione dei due ricercatori è drastica quanto inevitabile: “Per invertire il devastante trend che sta inesorabilmente modificando il clima del pianeta Terra basterebbe sostituire i prodotti animali con quelli a base di soia o di altre colture vegetali. “Questo approccio avrebbe effetti molto più rapidi sulle emissioni di GHG e sull’effetto serra di qualsiasi altra iniziativa per rimpiazzare i combustibili fossili con energia rinnovabile”, affermano i due esperti.

Non si tratta, insomma, dell’ennesima moda alimentare o imperativo etico-religioso ma di una condicio sine qua non per assicurarsi che il nostro meraviglioso pianeta esista ancora per i figli dei nostri figli. Prima che sia troppo tardi.



[ da Corsera ]

Meglio riflettere sui consumi di carne di ogni famiglia,se non riuscirete a diventare vegetariani,perlomeno occorre ridurre il più possibile le carni rosse,meglio dedicarsi al pesce e molta verdura,con quest'ultima e una dieta bilanciata si può sopperire all'alimentazione della carne.

La vostra salute e l'effetto serra ne gioveranno,le prossime generazioni vi ringrazieranno.
postato da charliebrown01 alle ore 22/10/2009 23:16 | link | commenti
categorie: ambiente, societa
14/10/2009

Greenpeace e la sua incursione sul big ben

Ma possiamo fare moltissimo tutti quanti nel nostro quotidiano,tramite i nostri comportamenti




Si può fare come i trenta militanti di Greenpeace che ie­ri, a Londra, si sono arrampicati sul tetto di Westminster, il parlamento inglese, per attirare l’attenzione sui cambiamenti climatici.

Oppure si possono compiere gesti meno eclatanti, ma molto più utili. Lo spiega Fulco Pratesi, presidente onorario di Wwf Italia: «Gesti banali ma efficaci per risparmiare e diminu­ire l’inquinamento. Come, ora che ar­riva l’inverno, mantenere la tempera­tura del proprio appartamento entro i 20˚ centigradi. Oppure far funziona­re lavastoviglie e lavatrice solo a pie­no carico, fare la doccia invece che il bagno per ridurre il consumo d’ac­qua». E non è finita qui. Continua Pratesi: «In cucina, per cuocere me­glio la pentola a pressione e il micro­onde per il risparmio energetico, consumare meno carne possibile per­ché gli allevamenti di animali causa­no un inquinamento superiore a tut­ti i mezzi di trasporto del mondo».

Certo, Pratesi è un ecologista di vecchia data ma è innegabile che, an­che in Italia, si sta facendo strada una nuova sobrietà ambientalista, lontana dalle barricate ecologiste ma attenta a quei gesti quotidiani che possono migliorare la salute del Pia­neta e, di conseguenza, la nostra vita e quella delle generazioni future. In attesa di dicembre quando, a Copena­ghen, si riuniranno i Grandi della Terra in cerca dell’accordo per la ri­duzione dell’uso di carbone, petrolio e metano, diverse aziende italiane danno il loro contributo per indiriz­zare i nostri stili di vita verso una maggiore ecocompatibilità. Da due anni l’Enel ha sviluppato una campa­gna d’informazione «sull’uso intelli­gente dell’elettricità» con consigli sul risparmio energetico e la distribu­zione di 7 milioni di lampadine fluo­rescenti ad alta efficienza. Mentre Eni dichiara d’aver messo a budget per quest’anno 1.081 milioni per «spese ambientali».
«Se ognuno di noi, ogni settima­na, riciclasse attraverso la raccolta differenziata due sacchetti di carta, due scatole di pasta, uno scatolone di cartone, un portauova, due quoti­diani e altrettante riviste si evitereb­bero il riempimento di una discarica e l’emissione di 157 milioni di chilo­grammi di anidride carbonica». Il va­demecum è opera di Carlo Montal­betti, direttore generale di Comie­co, il consorzio nazionale per il recu­pero e il riciclo della carta, altro im­prenditore ecocompatibile.

Senza aspettare che il presidente Usa Obama estragga dal cilindro la ri­cetta per salvare la Terra dall’inquina­mento, basta veramente poco per da­re il proprio contributo. Se state già pensando alle prossime vacanze, il si­to www.ecolabel.it presenta le strut­ture alberghiere che, recepite le diret­tive Ue in materia, si sono impegna­te nel miglioramento della qualità ambientale fornendo agli utenti tut­te le garanzie al riguardo. Anche Le­gambiente è prodiga di consigli sul­l’ecologia quotidiana. Per esempio, restando in tema di viaggi, il suggeri­mento è «scegliere, se possibile, tre­no o nave piuttosto che l’aereo che, da solo, contribuisce al 13% delle emissioni dei gas serra. E che dire dello stand-by, le lucine rosse sem­pre accese dei nostri elettrodomesti­ci? «Fanno spendere ogni anno alme­no 50 euro di elettricità a famiglia. Meglio staccare la spina». A proposi­to: secondo i dati di Coldiretti, per fa­re la spesa, una famiglia media italia­na produce fino a tre tonnellate di anidride carbonica l’anno, due solo per conservare e cuci­nare i cibi.

[ da Corsera ]



Greenpeace sul Big Ben,ma noi da casa e in ogni momento della vita quotidiana possiamo fare molto per la tutela dell'ambiente


Sono consigli molto utili,dovrebbero essere ormai conosciuti almeno per la maggioranza della popolazione,in effetti invece d'aspettare la manna dal cielo,invocando il Presidente degli States o qualche altro guru ecologico,tocca ai singoli comportarsi in modo virtuoso.

Un ulteriore consiglio,direi quasi fondamentale,è la differente organizzazione degli imballaggi da parte delle industrie produttrici,si possono fare molti passi in avanti da questo punto di vista,in questo modo si risparmierebbe una quantità colossale di rifiuti,insieme alla possibilità dell'offerta dei detersivi e non solo alla spina,soluzione praticata da qualche tempo in alcuni punti vendita.
postato da charliebrown01 alle ore 14/10/2009 22:22 | link | commenti (2)
categorie: ambiente
12/09/2009

12 settembre,la giornata senza shoppers




Buste e sacchetti non sono solo un danno immediato per l'ambiente e uno spreco di risorse energetiche, visto che sono derivati dal petrolio, ma attraverso gli scarichi e i corsi d'acqua si trasformano in devastanti assassini per gli organismi che vivono nei mari e negli oceani.

E' sufficiente dotarsi di borse alternative che si possano conservare per molto tempo,tocca ricordarsi di portarle da casa prima dello shopping.



Ne esistono in juta,tessuti vari e in fibra,tutte molto resistenti e utilizzabili per molto tempo

A Torino le shoppers di plastica saranno bandite dall'inizio del prossimo anno,fate pressione anche voi nei vostri comuni di residenza.
postato da charliebrown01 alle ore 12/09/2009 23:19 | link | commenti
categorie: ambiente
22/08/2009

Biochar,un fertilizzante eccezionale








La sperimentazione sul campo continuerà con le analisi dei prodotti vegetali e del terreno,mentre la piccola stufa per uso alimentare e della piccola produzione biochar potrà essere diffusa nelle zone più povere del mondo.

Ma sono in studio grosse centrali per la produzione del biochar,il riutilizzo degli scarti agricoli,la produzione di fertilizzante,la mancata emissione di CO2 nei campi trattati con il prodotto,e la produzione di gas da utilizzare per il riscaldamento delle abitazioni.

Un semplice ritrovato,ricavabile in modo quasi elementare,dalle qualità eccezionali.
postato da charliebrown01 alle ore 22/08/2009 23:59 | link | commenti
categorie: ambiente
16/08/2009

Torino anticipa il divieto dell'uso delle shoppers di plastica


Da fine anno in anticipo alla direttiva europea,o meglio alla proroga chiesta dal nostro paese,che le vieta da dicembre 2010





Vessillo dell’abbondanza nella società dei consumi, simbolo di tutti gli inquinamenti, maledetto dagli ecologisti, stramaledetto da boschi, fiumi, mari e da tutto quello che ci vive dentro: lui, il sacchetto di plastica del supermercato, l’oggetto fabbricato in maggior numero di esemplari nell’intera storia dell’umanità. Quello che a distruggersi impiega quattro secoli, ma si usa solo qualche ora, per poi trasformarsi, nel migliore dei casi, in un contenitore per l’immondizia.

La sua morte è sancita. Una direttiva europea ha stabilito che lo shopper di plastica dovrà sparire entro dicembre 2009. Al solito, falsa partenza per l’Italia con una proroga che grazia il Bel Paese e rinvia l’esecuzione al dicembre 2010.

La sostituirà la borsa in tela,il comune tramite la società di raccolta rifiuti ne consegnerà una ad ogni famiglia torinese.

Il comune di Torino e in prima persona nella figura del Sindaco,Sergio Chiamparino hanno voluto imporre questa soluzione anticipando la proroga chiesta dall'Italia,ciò aiuterà ad abbattere una notevole massa di spazzatura inutile,calcolando che ogni famiglia ne usa mediamente un centinaio o forse più tutti gli anni.
postato da charliebrown01 alle ore 16/08/2009 23:02 | link | commenti
categorie: ambiente
09/08/2009

Rodano riserva Crau,il disastro ecologico








Allarme ecologico in Francia per una fuga di petrolio da un oleodotto nella riserva naturale di Coussouls de Crau, nella regione Bouches-du Rhone, vicino Marsiglia. Circa 4000 metri cubi di petrolio grezzo si sono riversati su due ettari per via della rottura dell’impianto della società Spse che fornisce le raffinerie tra Fos-sur-Mer e Karlsruhe in Germania.

Il ministero dell’Ecologia francese ha subito parlato di «catastrofe ecologica» anche se la società ha voluto rassicurare dell’assenza di rischi per persone dovuti all’incidente. Meno ottimista il responsabile della riserva, Laurent Tatin, secondo cui questa fuga «porterà alla distruzione dell’ecosistema della riserva uccidendo alcune specie di uccelli. La situazione è stata messa subito sotto controllo da una quindicina di pompieri mentre diverse società sono giunte sul posto per le operazione di aspirazione del petrolio. Il terreno inquinato sarà successivamente rimosso. Intanto un’inchiesta giudiziaria è stata aperta dalle autorità locali per capire le cause dell’incidente. L’oleodotto della Spse ha una lunghezza di 769 chilometri con una capacità di 23 milioni di tonnellate metriche ogni anno..

[ da La stampa e video Le monde ]

Periodicamente assistiamo a catastrofi naturali di questo genere,il più delle volte nei mari con le petroliere,in questo caso la catastrofe naturale si è verificata tramite l'oleodotto installato tra Francia e Germania.
Inutile denunciare le sicure responsabilità,ormai l'ennesimo disastro ecologico si è compiuto
postato da charliebrown01 alle ore 09/08/2009 23:57 | link | commenti (1)
categorie: ambiente
30/07/2009

Le bucce di banana per ottenere energia ed evitare la deforestazione




Per visionare il filmato cliccate la stringa sottostante
To view the video click the string under


Filmato da Euronews Tv

Un'ottima idea per chi sfrutta il riscaldamento a legna,parte del fabbisogno stagionale può derivare dallo sfruttamento delle bucce di banana,seguendo le istruzioni,cioè facendo decomporre in composto organico lo scarto del frutto,aggiungendo carta e segatura si può sostituire la legna.

Ciò comporterà di limitare la deforestazione per motivi di riscaldamento delle abitazioni e di evitare qualche scivolone.....
postato da charliebrown01 alle ore 30/07/2009 22:16 | link | commenti
categorie: ambiente
29/07/2009

Obama chiama Pechino per uno sviluppo virtuoso,sarà praticabile?

Vignetta di Giannelli (Corsera) Cooperiamo. Per migliorare il clima, combattere la minaccia nucleare e migliorare la crescita. E' ad ampio raggio l'invito che Barak Obama rivolge alla Cina. In apertura del vertice sul dialogo stretegico-economico al via oggi a Washington, il presidente Usa si rivolge a Pechino, tendendo la mano per la creazione di un futuro migliore. Si parlano le due superpotenze, sapendo che gran parte del futuro del pianeta dipende dalle loro azioni. A partire dal clima e dalla crescita economica. E proprio dall'ambiente parte il discorso di Obama. Che prosegue con l'invito a Pechino a cooperare per una risposta globale per un futuro energetico "pulito, sicuro e prospero". Per risolvere la questione dei cambiamenti climatici bisogna che "i nostri mercati siano aperti a nuove idee", prosegue Obama, che ricorda come Cina e Usa siano vincolate dalle importazioni di petrolio. Nuove strade e energie alternative, ecco la strada che il leader Usa indica a Pechino. Poi tocca alla crescita economica. Per Obama Stati Uniti e Cina dovrebbero "cooperare per avere una crescita economica equilibrata e sostenibile, togliendo più persone dalla povertà e creando maggiore ricchezza". "L'attuale crisi - dice il leader Usa - ha chiarito che le scelte che facciamo all'interno dei nostri confini si riflettono per tutta l'economia globale e questo è vero non solo per New York e Seattle, ma anche per Shanghai e Shenzhen. Per questo dobbiamo impegnarci in un forte coordinamento bilaterale e multilaterale". Infine la richiesta di fare fronte comune contro la minaccia nuclare in Nord Corea e in Iran. Nel suo discorso il presidente americano cita anche Yao Ming, stella cinese della squadra di basket professionista di Houston. Lo fa quando si rivolge al presidente cinese Hu: "Come nuovo presidente e come tifoso di basket, ho imparato molto da Yao Ming che una volta ha detto: 'non importa se sei un giocatore esperto o se sei agli inizi. Comunque hai bisogno di tempo per adattarti al gioco di squadra'. Per questo, a partire dal confronto di oggi così costruttivo, sono fiducioso che insieme faremo come ci ha detto Ming e raggiungeremo il suo livello di gioco". [ da La repubblica ]
Sono i colossi dell'economia planetaria,da soli condizionano 3/4 del sistema globale,gli States da sempre e la Cina new entry,non dimenticando l'India che avrà un cammino più lento ma con cui si dovrà fare i conti in futuro.
L'altro quarto è la vecchia Europa,la quale dovrà migliorare essa stessa per la riduzione delle emissioni,imponendo agli ex paesi socialisti un percorso virtuoso tipo quello che ci auspichiamo, cinese.
Dagli intenti e dalle speranze il passo è decisamente lungo,perlomeno metterlo sul tavolo come linea di sviluppo per i prossimi decenni è positivo,ma tra il dire e il fare,il vecchio proverbio è sempre attuale,c'è di mezzo il mare.
postato da charliebrown01 alle ore 29/07/2009 23:04 | link | commenti (4)
categorie: ambiente
11/07/2009

Australia,si sta diffondendo l'abbandono dell'acqua imbottigliata


La scelta si sta diffondendo a macchia d'olio,scusate il paragone poco ambientalista....




Potrà fare economia soprattutto in certe zone povere,ma le emissioni per produrre l'acqua in bottiglie di plastica ed il loro relativo trasporto,diventano sempre più deteriori nell'aumento dell'effetto serra.



Meglio l'acqua del rubinetto,i nostri acquedotti sono meglio controllati rispetto a qualsiasi industria di imbottigliamento,con controlli quotidiani e non esiste il rischio di immagazzinamento sotto il sole,in questo caso la tossicità del prodotto Pet passerebbe direttamente al liquido.


La scelta consapevole australiana

Non siamo un gruppo di Verdi deliranti», assicurano. Ma la scelta della comunità di Bundanoon ha aperto una discussione in molte altre città. I residenti hanno deciso di bandire l'acqua delle bottiglie di plastica e di tornare all'utilizzo di contenitori riciclabili da riempire al rubinetto e alle fontanelle. «Un modo per impegnarci come comunità a favore dell'ambiente».
LA SCELTA- La proposta è stata adottata a grandissima maggioranza da un'assemblea di cittadini convocata dal Comune. E la scelta ha ricevuto il plauso di tutte le associazioni ambientaliste. Bundanoon, 2.500 abitanti, è una meta turistica a sudovest di Sydney. I negozianti locali hanno promosso il divieto, rinunciando ai proventi delle vendite, pur di combattere la pesante produzione di gas serra, associata con l'imbottigliamento e il trasporto attraverso il Paese. «L'industria delle bevande ha realizzato una grande campagna di marketing, vendendo qualcosa che si può avere gratis», ha detto Huw Kingston, titolare di un caffè.

L'EFFETTO A CATENA- La decisione di Bundanoon ha ispirato con effetto immediato il governo del Nuovo Galles del sud, di cui Sydney è capitale. Giovedì il premier Nathan Rees ha ordinato a tutti i dipartimenti e le agenzie statali di non acquistare più acqua in bottiglia, e di accontentarsi dell'acqua del rubinetto. Sarà un risparmio per i contribuenti e ridurrà l'impatto sull'ambiente, ha detto. A far scattare la campagna antibottiglie a Bundanoon è stata la proposta di una compagnia, respinta dai residenti, di costruire un impianto di estrazione di acqua da imbottigliare da una locale falda acquifera.

[ da Corsera ]
postato da charliebrown01 alle ore 11/07/2009 23:44 | link | commenti
categorie: ambiente

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